2016-17 numero 2 

Fare del male non mi piace

“Fare del male non mi piace”. Titolo più che confacente per il libro della giornalista Giusy La Piana, che ci narra vita, morte (e magari miracoli…) del boss mafioso Bernardo Provenzano.

 

Attraverso 36 piccoli capitoli ripercorriamo la scalata al potere di ‘Binnu u tratturi’, che per sempre ha condizionato la vita di milioni di persone . Un “cervello di gallina”  come lo definiva Luciano Leggio, oppure un viddano come lo appellava la ‘Palermo bene’. La stessa Palermo che poi non ha esitato ad inchinarsi, al viddano  che veniva dell’entroterra siciliano.

L’autrice non si limita a raccontare in ottima maniera la biografia di questo personaggio, si spinge oltre ed osa,  attraverso spunti personali, lanciando una sorta di messaggio da diffondere attraverso il lettore,  che è accompagnato in una profonda ricerca, in un’esplorazione del mondo mafioso.

Binnu non era ‘soltanto’ un feroce criminale, era il rappresentante di un’idea, una concezione sociale. E’ stato questo silenzioso individuo a far evolvere il mondo mafioso, riponendo, ad un certo punto,  coppola e lupara, e tirando fuori camicie e cravatte. Sì, perché MAFIA non significa “gruppo di persone che commettono reati per fare soldi”. MAFIA è molto di più.

Basta guardarsi attorno per scovarla, sentirla e forse capirla. Tutti sanno, ma nessuno parla. E’ questo  che ci dice indirettamente l’autrice del libro. E nella zona di Bagheria, a cui è dedicato un intero capitolo del libro, questa ideologia criminale è abbastanza nota a tutti quanto nascosta da ognuno (o quasi).

Bagheria “rispettava” lo zio Binnu… e lo zio Binnu elegantemente rispondeva al “rispetto” con “rispetto”, facendo di Bagheria un ufficio di primo ordine per i suoi affari.  Questo rapporto reciproco ha fatto la fortuna criminale di Provenzano e del clan di Bagheria.

Ma che cos’è il rispetto? O meglio, di che cosa è fatto? Azioni, semplici gesti. Ogni tanto un giro turistico in Mercedes blindata per la città delle ville non bisognava farglielo fare? Una bella passeggiata a Monte Catalfano chi gliela doveva togliere? I suoi amati asparagi nei pressi di Villa Valguarnera non dovevano farglieli raccogliere? Con tutto quello che faceva per la nostra terra non lo dovevamo ospitare tranquillamente in una casa popolare? Ovviamente massima discrezione.

E’ così che opera la mafia, ogni tanto compare offrendoti qualcosa (un lavoro, dei soldi…) dopo avertene privato, senza che tu te ne accorgessi.

Per lo zio Binnu tutto ciò è giusto, perché lui, nonostante sia andato a scuola fino alla seconda elementare, ha imparato dalla vita con i suoi carissimi amici delle leggi che la maestra non sapeva. Lui ha operato per il bene, insomma, lui ha fatto ciò che andava fatto per il bene della comunità . Che motivo aveva di pentirsi? E’ anche stato sempre un amico leale, che sapeva come fare i favori (anche se ogni tanto li voleva restituiti). Purtroppo l’unica giustizia a cui è sempre stato disposto a dare il proprio consenso era quella divina. “Dio ha voluto così” sussurrava le poche volte che apriva bocca in carcere. Pertanto lui è andato in cielo sereno con sé stesso, perché allo zio Binnu – parole sue – non è mai piaciuto fare del male!

Ciò che suggerisce questo libro ai lettori è quello di sapere, informarsi, nutrirsi di conoscenza. Perché la mafia prospera sull’ignoranza, e come sosteneva il magistrato Antonino Caponnetto, ha più paura della scuola che dei giudici.

Biagio Chiovari, IV E

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