2016-17 numero 2 

In memoria di Rita Atria

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, anche a Bagheria, grazie all’iniziativa dell’associazione Libera, si è celebrata la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie: perché nel giorno di risveglio della natura si rinnovi la primavera della verità e della giustizia sociale. La nostra scuola ha partecipato al corteo cittadino, “adottando”  la memoria di Rita Atria

La parola “mafia” è conosciuta in tutto il mondo, ma cos’è veramente?
Quando ero bambina mi chiedevo spesso cosa fosse.

“Una cosa brutta”, mi dicevano . Crescendo però, mi sono accorta che proprio io vivo circondata da questa stessa rarefatta atmosfera. Certo, i quotidiani e la televisione ci fanno conoscere le grandi stragi, i telegiornali locali ci parlano delle sparatorie del giorno, noi tutti vediamo e sentiamo ciò che succede, ma ci limitiamo ancora una volta a definirla “brutta”. Ma se è davvero così allora, perché non facciamo nulla per fermarla? Perché ci incapsuliamo in una bolla a pareti impermeabili? Perché facciamo finta di non vedere? Come se nulla succedesse? Alle persone che ci hanno provato perdendo anche la vita, non serve la nostra compassione. Alle vittime della mafia non servono i nostri “mischinu unn’è giustu”e tutte le altre mille parole inutili. Non ci sta bene ma, pur di non rischiare, ci accontentiamo, la mafia è dunque anche nella nostra indifferenza.

Fimmina lingua longa e amica ri sbirri”, così venne definita Rita Atria, una ragazza di 17 anni che decise di parlare, che ebbe il coraggio di farlo anche contro il volere della madre, la quale l’accusò dopo di aver disonorato la famiglia.

“Pentita di mafia” venne appellata dal resto del mondo. Solo questo? No, non solo questo, purtroppo Rita si uccise il 26 Luglio 1992,  una settimana dopo la strage di via d’Amelio, dopo la morte del magistrato Borsellino, che aveva raccolto la sua testimonianza dandovi un seguito giudiziario, ma che soprattutto aveva accolto la giovane Rita quasi come una figlia.
Perso Borsellino, Rita disperò, si uccise per paura, per paura di aver fatto la cosa giusta!

Rita non è una testimone di giustizia, ma una giustiziera, per il suo coraggio e per la capacità di rinunziare a tutto, compresi gli affetti della madre che la ripudiò e dopo la sua morte distrusse a martellate la sua lapide, ricordiamola per questo, per il suo ideale di giustizia!

Lei non era una pentita di mafia, perché non aveva nulla di cui pentirsi. Nulla di sbagliato aveva fatto, anzi il contrario perciò l’è costato caro, l’è costato morire, ma non una sola volta, come disse Borsellino: “chi ha paura muore ogni singolo giorno”!

In conclusione vorrei esprimere tutta la stima che provo nei confronti di questa ragazza che ha messo da parte l’omertà per dare una mano al mondo.

La mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tale ha un’origine, un’evoluzione e una fine, ma bisogna crederci, bisogna lottare, dobbiamo gridarlo a più non posso per farci sentire, la mafia uccide, il silenzio pure!

Bisogna crederci.

Gloria Vassallo

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