2016-17 numero 3 

Intervista al professore Aiello per la presentazione del libro “Storie del cinematografo”

In occasione della pubblicazione del libro “Storie del cinematografo” del professore Domenico Aiello e di Biagio Napoli, la redazione di Hermes ha deciso di intervistarlo per saperne di più. Ecco a voi quello che ne è venuto fuori:

-Da dove è partita l’idea o la necessità di scrivere un libro?

Questo libro è, in un certo senso, la continuazione di un libro precedente, ovvero “I ragazzi di via Sant’Angelo”, pubblicato inizialmente dal museo Guttuso e successivamente dalla Falcone Editore con il titolo “Tornatore & co.” ma, mentre in quello analizzavamo l’esperienza del gruppo giovanile di cultura e di incontro, qui abbiamo reso partecipi tutti coloro che in qualche modo hanno avuto a che fare con l’attività cinematografica a Bagheria. L’inspirazione in realtà è partita dal libro del professor Padovano “Lo spettatore implacabile” che era essenzialmente una lunga intervista a                       che raccontava la sua esperienza da spettatore. Alla presentazione di quel libro io e Napoli avevamo già in mente di scrivere qualcosa del genere. L’idea di creare una raccolta di tutte queste storie si è resa necessaria poiché Bagheria è sempre stata una città che amava e ama il cinema e non potevamo accettare che la sua importanza nella storia di questa meravigliosa arte non fosse documentata. Così abbiamo voluto approfondire per trovare aneddoti, racconti e piano piano delineare quello che è stato il percorso cinematografico della città delle ville.

Di cosa parla in generale questo libro?

 Il libro si divide in due parti abbastanza diverse fra loro: la prima è di tipo etnologica ovvero io e Biagio Napoli abbiamo intervistato tutte le persone che, nel corso della loro vita, avevano avuto a che fare con delle attività cinematografiche, dai proiezionisti ai cassieri. Inizialmente non avevamo preso in considerazione un così grande numero di intervistati, infatti il primo titolo doveva essere “Storie di proiezionisti”, mentre poi, ascoltando esperienze di persone diverse, abbiamo cambiato il titolo in quello che vedete oggi. Il punto di unione fra la prima e la seconda parte è una lunga intervista a Tornatore che rappresenta l’ultimo di questa serie raccontando anche la sua esperienza da proiezionista. La seconda parte invece parla della storia del cinema a Bagheria da quando nasce il primo cinema nel 1913 a oggi. Il sottotitolo del libro “Dai Guttuso a Tornatore” si riferisce al fatto che la prima associazione cinematografica fu fondata dal padre di Renato Guttuso e, ad oggi, il personaggio più di spicco della nostra città è proprio Giuseppe Tornatore.

Nel libro infatti ci sono molti riferimenti a personaggi importanti nella storia del cinema bagherese; che rapporto ha o ha avuto con loro?

Per quelli della vecchia generazione, come me, il punto di riferimento per il cinema era Guttuso poiché si sapeva essere un appassionato mentre per i più giovani è diventato Tornatore che tutt’ora continua a riscuotere tantissimo successo. Personalmente conoscevo quasi tutti gli intervistati e, sotto questo punto di vista, ero io a guidare Biagio Napoli perché conoscevo meglio quel mondo e sapevo da chi andare.

Perché ha deciso di scrivere questo libro in collaborazione proprio con Biagio Napoli? Che rapporto vi lega?

La nostra amicizia è nata al tempo del circolo di scrittura e di incontro poiché avevamo l’abitudine di lavorare insieme. Con gli anni il rapporto non è mai venuto meno e quando decidemmo di scrivere il libro ci venne spontaneo unire i nostri ricordi e collaborare. Lui è molto bravo a cucire insieme le interviste, anche perché non è stato facile dare un ordine cronologico ai vari racconti, mentre io mi muovevo meglio in quell’ambiente perché lo conoscevo a fondo. Così, decidendo di unire le nostre conoscenze, siamo riusciti a raggiungere un risultato il più completo possibile.

Che cosa rappresenta questo libro per voi?

Era più che altro la scommessa di pensare che scrivere la storia di una cittadina come Bagheria, poteva essere utile ai giovani per far sapere che molti altri prima di loro hanno coltivato le stesse passioni e che, alcuni di loro, sono perfino riusciti a trasformarle nel loro lavoro. Quindi, in linea generale, è sì un ricordo dei tempi andati ma soprattutto una base per tutte le personalità importanti che verranno, nell’ambito cinematografico soprattutto ma la morale si può estendere a qualsiasi cosa spingendo i ragazzi a portare avanti i propri sogni e a non lasciare che restino tali.

Cosa spera di trasmettere attraverso questo libro?

Nell’ultima parte del libro abbiamo detto esplicitamente che noi non lo abbiamo scritto per nostalgia del passato ma per dare forza al futuro poiché il lavoro delle vecchie generazioni deve essere conosciuto anche dai giovani. Infatti non si può vivere in un eterno presente ignorando la nostra storia e il nostro passato me nemmeno si deve rimpiangere e avere nostalgia dei tempi andati: il modo migliore per affrontare qualcosa è conoscere le proprie origini e da dove si è partiti per spronarsi ad andare avanti. Quello che cerchiamo di dare alle nuove generazioni sono, quindi, gli strumenti per poter realizzare i propri sogni rendendoli consapevoli del proprio passato leggendo la storia dei loro padri o dei loro nonni.

 

Valentina Chiello

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