2017-18 numero 1 

IT di Andy Muschietti: vietato andare al cinema da soli!

Il diciannove ottobre di quest’anno è uscita al cinema la nuova trasposizione cinematografica di IT vietata i minori di 14 anni, tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King e diretta da Andrés Muschietti.



Negli anni ’90 il regista Tommy Lee Wallace aveva già prodotto una trasposizione del romanzo sotto forma di miniserie televisiva composta da sole due puntate di circa un’ora e mezza ciascuna. Per l’epoca una serie per la TV così introspettiva era un’innovazione, infatti riscosse molto successo, anche se a guardarla oggi può non sembrare meritevole di tutti i complimenti ricevuti. Il nuovo film, considerato un remake di quello precedente, segue fedelmente la trama seppur innovandolo e discostandosi un po’ dal modo in cui vengono raccontati i fatti. La sostanziale differenza è che stavolta, invece di creare un’altra miniserie o un film che sarebbe durato troppo, si è deciso di dividere la trama in due film separati, a mio modesto parere la cosa migliore, anche perché la storia si presta molto bene a questo tipo di lavoro. Per questo motivo il nuovo IT non segue la narrazione dei fatti della vecchia miniserie ma si concentra sull’inizio cronologico della storia ovvero quando il club dei perdenti si confronta con IT per la prima volta. Per la parte finale quindi dovremo aspettare il 2019, anno di uscita della seconda e ultima puntata.

La trama è presto detta: tutto è ambientato in una cittadina immaginaria del Maine, Derry, dove ogni trent’anni succedono strane sparizioni e uccisioni di bambini in età prepuberale. Gli adulti, pur essendo addolorati per la sorte dei propri figli, non sembrano prendere questi avvenimenti con la giusta serietà, piuttosto preferiscono ignorare i fatti, vedendo ormai ciò come la norma. Il film, a differenza del precedente, sia apre presentando due dei personaggi principali: i fratelli Bill e George. Fuori piove e Bill è a letto malato, così costruisce una barchetta di carta al fratellino più piccolo che si annoia e, dopo averla ricoperta di cera per farla galleggiare, lo manda a giocare fuori. La barchetta però, seguendo il corso dell’acqua che si era formato ai bordi del marciapiede, finisce dentro un tombino e quando il bambino si china per cercare di recuperarla, incontra Pennywise, il pagliaccio assassino, che lo aggredisce e lo porta con sé. Da qui IT (che viene così chiamato perché non è umano poiché muta forma e rappresentativo delle paure più grandi e inconsce di ognuno dei protagonisti) interagirà, in modi diversi, con ciascuno dei sette ragazzini che si riuniranno per sconfiggerlo. Il film si conclude poi con la promessa, che lega la prima parte della storia alla seconda, da parte dei protagonisti che se IT dovesse tornare loro avrebbero interrotto le loro vite per riunirsi di nuovo e sconfiggerlo una volta per tutte.



Ogni personaggio è ben caratterizzato psicologicamente e proviene da una situazione familiare tutt’altro che ideale: Beverly è l’unica femmina del gruppo e subisce molestie dal padre (il film suggerisce in maniera abbastanza esplicita che possa essere vittima anche di abuso sessuale da parte della figura paterna). Mike viene discriminato per il colore della pelle (infatti non va a scuola ma studia da casa) e vive col perenne ricordo delle mani bruciate dei suoi genitori, morti in un incendio. Eddie ha una madre opprimente e iperprotettiva che lo fa vivere con la perenne bugia dell’ansia, che in realtà lui non ha, facendogli portare dietro il respiratore e convincendolo di averne bisogno. Bill vive col rimorso di aver mandato il fratellino George a giocare fuori da solo e si sente responsabile della sua morte. Ben è vittima di bullismo perché sovrappeso, inoltre si infatua di Beverly da cui riceve il suo primo rifiuto. Richie è quello più ostile alla missione, soffre di coulrofobia (la paura dei clown) e, anche se inizialmente fa il duro, in realtà è quello che ha più paura di tutti. Infine c’è Stan che è un ebreo figlio del predicatore anche se non sembra molto interessato a seguire i passi del padre ed è ossessionato dall’immagine di una donna deforme nello studio del padre.

In realtà la storia di IT va letta tra le righe: il vero terrore non è scaturito dal pagliaccio di per sé (che nella miniserie era addirittura comico in certi punti), bensì dal mondo reale che ignora le violenze psicologiche e fisiche che i bambini affrontano. Un punto a svantaggio di questo remake è che si concentra molto sulla paura incussa dal clown a discapito della rappresentazione del reale problema di Derry: le persone. Un’altra differenza rispetto all’opera cinematografica precedente è che nella scena finale i protagonisti non si immettono subito nelle fogne ma capiscono che IT si nasconde in una casa abbandonata dove in precedenza Eddie era stato attaccato, questa scelta, assente nel film del 1990, è nata, a parer mio, per evidenziare ancora di più il fatto che i sette decidono di addentrarsi sempre di più nel luogo dove IT vive ovvero cercando di affrontare le loro paure risalendo alle loro origini. Questa casa infatti sarà collegata alle fogne tramite un vecchio pozzo che si trova all’interno di essa.



Il tema principale quindi è proprio l’affrontare le proprie paure confrontandosi faccia a faccia con ciò da cui esse si originano cercando di ucciderlo (a volte in senso figurato, altre invece letteralmente). Questo è un passo obbligatorio per i ragazzi di Derry, che permetterà loro di raggiungere finalmente la maturità fisica e psicologica. Un collegamento importante è quello con l’acqua: nella psicologia essa rappresenta l’inconscio, perciò il fatto che IT sia quasi sempre collegato a questa ed in una scena emerga addirittura da acque nere è una simbologia delle paure immotivate o dovute ad un trauma profondamente radicato nella psiche dei ragazzi (anche le fogne danno l’idea di profondità). Un altro tema importante è la ribellione giovanile in quanto i protagonisti, crescendo, cercano di identificarsi e formare una propria identità ribellandosi a quella dei genitori o dei tutori (infatti quasi tutti i personaggi avranno una lite, a volte violenta, con i genitori). Un dettaglio non trascurabile è il fatto che IT cerchi di influenzare in tutti i modi la vita dei ragazzi e l’esempio più lampante è che, in ogni scena dove la televisione è accesa, si vede o si sente lo stesso programma in cui una donna attorniata da bambini canta canzoni macabre o incita alla violenza.

Gli effetti speciali sono molto curati e mirano ad incutere terrore nello spettatore per tutta la durata del film, infatti spesso, anche se non attacca direttamente, ci sono molte comparse del volto del clown per indicare la costante paura e il pericolo che è sempre dietro l’angolo. Con la speranza che possa piacervi vi invito a recuperarlo, nel caso non l’abbiate ancora visto. Buona visione!

Valentina Chiello

 

 

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