2017-18 numero 1 

La musica Indie e Coez

Quando negli anni ‘70 si aveva voglia di ascoltare del sano cantautorato Italiano, pregno di profondi contenuti e critiche sociali, si volgeva il proprio sguardo verso i soliti De André, Guccini, Gaber, Dalla e via dicendo.
Dopo circa quarant’anni il concetto di cantautorato si evolve e cambia forma, rinunciando alla critica sociale o all’importanza dei temi trattati ma riuscendo comunque a catturare l’ascolto di chi cerca qualcosa di diverso dalla solita musica radiofonica.
Questo sub genere prende il nome di Indie, poiché spesso gli artisti che ne fanno parte nascono in contesti INDIpendenti, facendosi strada autonomamente attraverso il mondo della musica.
Ma cosa potrebbe succedere se si riuscisse ad unire il pop, genere musicale che da anni domani la discografia italiana e mondiale, all’indie?

Questa domanda andrebbe posta a Silvano Albanese, in arte Coez, che quest’anno grazie al suo album “Faccio un casino” arriva all’apice della propria carriera, accumulando milioni di visualizzazioni su youtube e ottenendo il disco d’oro in meno di 30 giorni.
Silvano albanese nasce a Nocera Inferiore , un paesino in provincia di Salerno, nel 1983.
Dopo una serie di tentativi che potremmo definire “fallimentari”, trova la formula perfetta per produrre brani di successo e la segue praticamente in ogni traccia del suo ultimo album. Qual è dunque questa formula?

Brevemente: l’appiattimento totale dei contenuti trattati e la banalità musicale. Non troviamo alcuna ricercatezza nello stile, non vi è la presenza di sonorità nuove, originali, bensì la sempre presente “Pianola+Vocetriste” , che accompagna ogni canzone dell’album rendendolo inevitabilmente monotono e ripetitivo. Per non parlare dei testi, che sfruttano incredibili artifici letterari come: “Da ragazzino ero bravo coi Lego, quindi è normale che adesso mi Lego”.
Tuttavia è innegabile l’orecchiabilità delle sue canzoni e il sempre presente “Ritornello Indimenticabile”, che ti entra in testa già dopo il primo ascolto.
Tutto ciò non giustifica comunque il vuoto cosmico presente in tutti i brani, perlomeno appartenenti al suo ultimo lavoro.

Sarebbe sciocco però non riconoscere il genio di Coez e del suo produttore Niccolò Contessa (voce de “I cani”), i quali analizzando per bene la società odierna e gli interessi (o disinteressi) dei giovani, hanno compreso come creare brani leggeri e vuoti ma altamente commerciali.

 

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