2017-18 numero 2 

SOS Mediterraneé: un ex alunno si (ci) racconta

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La mattina di Natale ricevo la telefonata di un nostro ex-allievo che è diventato Comandante di nave (in particolare di yacht e di velieri sportivi )…con Stefano Liggio e con suo fratello Alessandro ci sentiamo spesso e mi raccontano del loro lavoro e dello studio e di come vanno diventando da ragazzi uomini. Visto il periodo mi aspettavo una telefonata di auguri ( che ovviamente ci siamo scambiati) ma Stefano mi racconta inoltre  la sua esperienza di volontario con una ONG che si occupa di ricerca e salvataggio di migranti nel Mediterraneo e che è stato a bordo della nave Aquarius per mesi come componente del team di salvataggio e ricerca ( search and rescue <<SAR>> ). Dopo averlo ascoltato gli ho chiesto due righe da pubblicare sul sito del Liceo e Stefano, da bravo studente-comandante, puntualmente me le ha mandate. Credo che sia importante sapere che i nostri alunni e alunne siano riusciti spesso a coniugare la loro formazione universitaria e/o professionale con una forte coscienza etica e solidale anche grazie ai loro studi classici e alla riflessione sulla Humanitas.

Stefano ci ha anche mandato delle foto che ha scattato durante la sua esperienza di volontario. Spero che le sue brevi note siano di aiuto alla comprensione della complessa problematica delle migrazioni verso l’Europa e soprattutto che ci aiutino a non volgere lo sguardo da un’altra parte come spesso si tende a fare.

Il prof. Mimmo Aiello


Ecco il resoconto di Stefano Liggio:

Il Natale è appena passato e, nonostante mi trovi a casa con la famiglia, è difficile fare a meno di pensare a ciò che ho vissuto negli ultimi due mesi.
Cinquanta giorni al confine delle acque libiche, a bordo di una nave di quasi 80 metri che si occupa di soccorsi in mare: un’esperienza toccante che mi ha arricchito professionalmente ed umanamente.
Sono stato parte dell’equipaggio di “Aquarius”, una nave utilizzata dall’ONG SOS Mediterraneé per il salvataggio di migranti in fuga dalla Libia.
Lavorando solitamente su yachts di lusso, in un ambiente dove di certo non si bada a spese, ho sentito il bisogno di impegnarmi in qualcosa di totalmente diverso.

Le operazioni di soccorso, anche se coordinate e ben organizzate, possono presentare insidie di diversa natura.
E’ facile che la situazione degeneri per il panico dei sopravvissuti incapaci di nuotare, per la precarietà dei mezzi su cui viaggiano o per le condizioni meteo avverse.
Inoltre, talvolta accade che la guardia costiera libica ostacoli le procedure di salvataggio da parte delle ONG per riportare indietro i rifugiati e rinchiuderli nei centri di detenzione.
La mancanza di controllo del flusso migratorio è dovuta anche all’attuale instabilità del “governo” libico e alla corruzione degli pseudo-partiti politici che si sono formati.
Nonostante la diminuzione delle partenze, rispetto allo scorso anno, la rotta del Mediterraneo centrale non è ancora chiusa.
I trafficanti di esseri umani hanno cominciato ad usare nuovi punti strategici lungo i quasi 400 chilometri di costa libica e hanno notevolmente abbassato le tariffe dei viaggi.
Nel frattempo, le condizioni del mare sono peggiorate con la stagione invernale e il rischio di naufragi è notevolmente più alto, anche a causa della diminuzione dei mezzi di soccorso presenti in zona.
 
Le persone soccorse portano segni di malnutrizione, disidratazione, difficoltà a camminare, torture ed abusi sessuali.
Tutti segnali evidenti di una prigionia prolungata nei centri di detenzione in Libia.
Dopo il soccorso, basta interagire qualche minuto con i sopravvissuti per accorgersi di quello che rischiano durante la traversata e di quello che hanno sopportato per mesi, prima della partenza.
Vengono recuperati minori non accompagnati, bambini, neonati e donne in stato di gravidanza e corpi privi di vita.

Gli accordi che il governo italiano ha stretto con il governo di Tripoli per bloccare le partenze dei migranti non stanno quindi funzionando.
E’ questo il triste bilancio della situazione.
Un loop infinito di burocrazia e questioni politiche che sembra non finire mai,
ma non si può restare a guardare davanti ad una tragedia di questa portata.
Tutti noi dovremmo sentire il dovere morale di fare qualcosa.”

Stefano Liggio


Se la finalità della scuola è quella di formare uomini e cittadini, maturi e responsabili, l’esperienza vissuta da un ex alunno del liceo ne è una autentica testimonianza, che può interessare i ragazzi coinvolti nelle attività di orientamento in uscita.
Si ritiene, pertanto, di pubblicarla, preceduta da una nota del prof. Aiello Domenico, in quanto crediamo che sia importante sapere che i nostri alunni e alunne sono riusciti spesso a coniugare la loro formazione universitaria e/o professionale con una forte coscienza etica e
solidale anche grazie ai loro studi classici e alla riflessione sulla Humanitas. Ci auguriamo che quanto raccontato da Stefano Liggio sia occasione per riflettere e comprendere meglio la complessa problematica delle migrazioni verso l’Europa.

Il Dirigente Scolastico
Prof.ssa G. Muscato

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