2017-18 numero 2 

La morte corre sul web: il cyberbullismo.

Visite:
77

In una società come la nostra la tecnologia occupa ampi spazi nella vita quotidiana, soprattutto in quella dei giovani. Certo, i progressi compiuti in questo settore possono sicuramente aiutarci e migliorare la nostra vita, consentendoci di fare senza sforzo delle cose che un tempo, invece, erano molto difficili. Tuttavia, con il tempo ci siamo lasciati trasportare un po’ troppo da tutti questi apparecchi tecnologici e adesso non possiamo più farne a meno, soprattutto se si parla di smartphone. Più precisamente, sappiamo bene che gli adolescenti passano troppo tempo davanti ad uno schermo luminoso, rischiando così di trasformare un oggetto utile in qualcosa di veramente pericoloso per sé, ma anche per gli altri. Ecco, allora, che interviene Giuseppe Puleo, un poliziotto del Commissariato di Bagheria, nonché dirigente sindacale Siulp e presidente dell’associazione  Polizia di Stato, gruppo di Bagheria. Giuseppe Puleo mi è sembrato soprattutto un uomo che, spinto da sani principi e da una grande passione, cerca di farci comprendere quanto internet possa essere rischioso.

Dietro questo grande “mondo” virtuale, infatti, troviamo inganni e trappole che possono avere delle conseguenze davvero disastrose. Per esempio, tra le tante insidie del web sono ben note le notizie false, che molto spesso ci ingannano. Oltre a queste, bisognerebbe citare le famose “catene di Sant’Antonio”. Di fatto, questi giochi, apparentemente innocui, vengono spesso creati per inserire a nostra insaputa dei virus nel telefono. Pensiamo, inoltre, a quanti adolescenti postano le loro foto su internet. Ebbene, questi giovani non sanno che, in questo modo, regalano le loro immagini ai pedofili che, perfettamente mimetizzati sotto dei falsi profili, li ingannano senza alcuna difficoltà. Questi sono solo alcuni dei tanti pericoli che si nascondono dietro il web e che vedono gli adolescenti come vittime inconsapevoli. Tuttavia, non sempre, purtroppo, i giovani sono delle vittime. Bisogna ricordare che dietro un giovane può nascondersi anche un carnefice. Infatti, come ci ricorda Giuseppe Puleo, esiste ancora un terribile spettro che può spaventare migliaia di adolescenti, ovvero il bullismo. In questo caso, in effetti, il progresso non ha portato alcun miglioramento, non ha cancellato questa triste realtà, anzi, non ha fatto altro che peggiorarla, dando un modo a quel fantasma di crescere ed espandersi. Stiamo parlando del cyberbullismo. Dunque, consapevole di quanto il possa essere letale, Giuseppe Puleo dal 2014 gira per le scuole, affrontando questo tema con gli studenti, nella speranza che loro possano capire quanto simili atti di prevaricazione possano essere inutili, ma soprattutto lesivi. Un gesto lodevole, che ha portato al poliziotto un numero sempre maggiore di richieste da parte delle scuole. Anche la nostra scuola si è dimostrata consapevole di questa dura realtà e ha deciso di fare qualcosa contro il bullismo, non soltanto quello informatico, partendo proprio da questi incontri.



Per quanto amara e sconcertante possa essere, la verità è che il bullismo non è soltanto un concetto astratto, anzi, è più che concreto. Oggi, il bullismo assume anche delle forme nascoste ed è proprio internet a rappresentare il miglior nascondiglio per i bulli che, in questo modo, possono agire indisturbati. Di fatto, raramente i genitori controllano il cellulare dei propri figli. Questa è una scelta del tutto discutibile proprio perché, come abbiamo ben capito, internet è pieno di insidie. Sapere che parte di queste insidie è costituita da nostri coetanei apre una ferita difficile da rimarginare. In primo luogo, è bene ricordare che esiste una legge in favore della prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. Stiamo parlando di veri e propri reati, che vengono segnalati e riportati sulla fedina penale di chi li commette. Spesso, inoltre, le conseguenze vengono anche subite dai genitori, costretti a pagare per gli errori dei propri figli. Errori che potrebbero essere evitati senza alcuno sforzo, ma con semplice consapevolezza e, soprattutto, maturità. Di fatto, il bullo non soltanto trascura le conseguenze penali delle proprie azioni, ma dimentica anche quelle morali. Per esempio, i bulli pensano mai alle vittime, a come si possano sentire o a cosa arrivino a pensare? Il pensiero di stare letteralmente rovinando la vita di qualcun’altro non gli sfiora neanche la mente? I bulli sono davvero così insensibili?

Ci sono dei ragazzi, vittime di bullismo sia informatico che non, che si sono suicidati, che hanno rinunciato alla propria vita a causa dell’umiliazione che erano costretti a subire, magari perché non avevano la forza o, addirittura, la possibilità di denunciare. Proviamo a pensare a tutti quei ragazzi che vengono ricattati con foto o video, costantemente vessati psicologicamente, costretti a fare qualcosa contro la propria volontà, per capriccio altrui. Come potrà mai sentirsi un adolescente in queste condizioni? A questo punto, non destano molto stupore certi gesti estremi. Non stupore, soltanto rabbia. A molti di noi resta la disapprovazione verso un mondo pieno di malvagità, una cattiveria spietata che, purtroppo, riesce a manifestarsi anche nei ragazzi, in coloro che dovrebbero schierarsi in prima linea per aiutare il prossimo. E così, in modo del tutto insensato, invece di aiutare il proprio compagno di banco, un ragazzo può scegliere invece di distruggerlo. In questo ambito, molto spesso internet può diventare uno strumento di morte. Potremmo definire lo smartphone “l’arma del delitto”, una falce con la quale il carnefice frantuma la vita della sua vittima, arrivando ad ucciderla.  Che si tratti di cyberbullismo o di semplice bullismo, qualunque sopruso nei confronti degli altri è sbagliato, non soltanto perché si tratta di reati in grado di rovinare la vita anche di chi li commette, ma soprattutto perché sono delle vere e proprie armi capaci di uccidere le vittime.

Invece di peggiorare il mondo dovremmo pensare a renderlo migliore. Proviamo a limitare l’uso degli smartphone, a parlare con i nostri familiari e con i nostri coetanei, a fare nuove conoscenze e ad instaurare dei rapporti umani senza nasconderci dietro uno schermo. Da un telefono, infatti, non si può vivere davvero un’amicizia, anzi, non si può neanche creare un vero e proprio rapporto, e non si può guardare negli occhi la persona con cui si parla. Soprattutto, poi, smettiamo di giudicare gli altri, di criticarli e di farci beffe di loro. Smettiamo di vessare quei compagni più “deboli” solo per renderci più “forti” davanti agli altri. La sopraffazione non rende forti, bensì deboli, poiché è una dimostrazione di ignoranza ed insensibilità. Inoltre, non soltanto il bullo è colpevole, ma anche chi, pur vedendo, finge di non sapere nulla e gira il volto da un’altra parte. L’omertà è vile, così come la sopraffazione, ed è un reato.

Giuseppe Puleo conclude il suo incontro con una frase che può costituire uno spunto per un’ulteriore riflessione. “Un domani diventerete qualcuno; vogliatevi bene, perché vi rivedrete”. Una frase quasi poetica, bellissima, ma soprattutto molto profonda. Ricordiamoci sempre che il nostro compagno, quello che ogni giorno vessiamo, prendiamo in giro e che sembriamo praticamente disprezzare, un giorno diventerà un medico, un poliziotto, un insegnante, un chirurgo, o chissà cos’altro, e proprio quando avremo più bisogno di lui, quasi sicuramente, ci chiuderà le porte in faccia, negandoci il suo aiuto. Non facciamo del male agli altri, non prendiamoli in giro per i loro difetti, per il loro aspetto, per il loro carattere o per il colore della loro pelle, non diamogli calci o pugni, non minacciamoli. Trattiamo gli altri così come vorremmo essere trattati noi, perché il mondo è piccolo e ci si rincontra sempre.

Vanessa Maria Gulotta, I B_U

[La foto utilizzata è un fotogramma del documentario Cuori connessi, realizzato da Luca Pagliari, in collaborazione con la Polizia di Stato e il supporto di Unieuro]

Lascia qui un tuo commento!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: