2017-18 numero 2 

Herpes presenta: Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino

Come sarebbero recensiti i libri che hanno fatto la storia della letteratura se fossero letti con un po’ di ironia in più del normale?

[Direttamente tratto dai monologhi di Virginia Raffaele]

 

Oggi vi parliamo de Le avventure di Pinocchio: storie di un burattino, pagliacciata scritta da Carlo Collodi.
Per recensire Pinocchio non si possono dire bugie, perciò posso finalmente dire che questo libro fa semplicemente schifo. Aaah, una liberazione, il 25 aprile dei critici letterari, diciamolo.

Collodi dà fastidio subito già per l’accento che non ci sta bene: Collòdi, Còllodi, Collodì, ci devi pensare ogni volta e ti vengono i nervi; almeno Fabio Volo sono due parole bisillabiche e quando lo vuoi insultare non devi pensare agli accenti.

Collodi un giorno si inventa Geppetto, un falegname single con una camicia di flanella a scacchi e una salopette, perciò probabilmente omosessuale, che costruisce un burattino di legno. Gli altri personaggi sono macchiettistici: la fata Turchina, una giovane Belen Rodriguez sotto sostanze stupefacenti;  il grillo parlante, scontato riferimento politico, propaganda che ho notato immediatamente; Mangiafuoco, un hipster alcolizzato che si tinge la barba; Lucignolo, un clamoroso plagio al titolo del celebre magazine di Italia Uno con la famosa voce fuoricampo.
Per non parlare del gatto e la volpe, non parliamo di loro assolutamente solo! Non lo facciamo solo perché Edoardo Bennato ha ancora una causa in corso.

Dottor Geppetto: sappia che gli alberi si vendicheranno, sia per i burattini che per la stampa di quest’opera abominevole. Le direi in c**o alla balena, se non fosse che quella è già la sua residenza.

La redazione di Herpes vi ringrazia e vi saluta,
buona lettura!

 

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