2018-19 

Storia di un pensiero che si tramuta in versi

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Era fine novembre 2016 quando ancora alunno di terza media, appena tredicenne, su invito della mia Prof. di lettere Clementina Castrone, componevo i versi di Fimmina. Il mio pensiero era andato a tutte quelle donne, mogli, figlie, madri che, lontano dalle orrende copertine di cronaca nera, vivevano quotidianamente il dramma della violenza su più fronti, sia psicologica che fisica, sopportando in silenzio atrocità immani. La mia poesia voleva dare voce così a tutte quelle donne che non avevano voce.

Mai avrei pensato o sperato che tale componimento avrebbe avuto un così tale impatto su chi avrebbe letto la mia poesia. Componimento che, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre 2017, vince il premio letterario indetto dal Liceo Classico Scaduto, scuola che attualmente frequento al secondo anno di liceo.

E’ la stessa scuola che, su suggerimento della Prof.ssa Coco, mi invita a partecipare al concorso internazionale Poesis indetto da La Congrega Letteraria di Vietri sul Mare. La Giuria, dopo aver esaminato oltre duecentocinquanta elaborati sia nazionali che internazionali, ha deciso di inserirmi tra i ventiquattro finalisti e premiarmi con una menzione di merito, sottolineando sia la drammaticità dell’argomento trattato che l’iconicità della lingua siciliana con la quale è stata composta la poesia.

La sorpresa per me più grande è stata quella di vincere il premio del “pubblico” indetto su Facebook dalla stessa Congrega, con più di milleduecento preferenze che, se in un primo momento erano soltanto date da parenti, amici e conoscenti vari, in seguito arrivavano da diverse parti d’Italia, persino dagli Stati Uniti!

Ma la soddisfazione mia più grande è stata quella di essere stato contattato telefonicamente una sera da Marina Brasiello, Presidente della Associazione Vittime di Violenza IO NO con sede a Roma: lei mi ringraziava per essere riuscito a centrare il concetto di violenza sulle donne. Mi raccontava inoltre che, avendo letto la poesia a ventidue donne che si trovavano in quel momento in una casa protetta, ero riuscito a dare loro speranza in un genere umano migliore di quello che avevano purtroppo fino ad allora conosciuto. Ma mi emozionò ancor di più raccontandomi che una donna, da un mese dubbiosa se denunciare o meno il suo aguzzino, avesse trovato il coraggio, leggendo la mia poesia, di andare dalle Forze dell’Ordine l’indomani, in compagnia dell’avvocato della’associazione, a denunciarlo.

Questo io volevo e voglio fare con il mio componimento: dare coraggio, coscienza e voce a tutte quelle donne che fino ad ora non ne hanno avuto.

Federico Scianna, II E

Fimmina

Ammucciati, curri, scappa

ca to patri ti voli ammazzari.

Ammucciati, curri, scappa

ca to maritu ti voli scannare.

Ammucciati, curri, scappa

ca la vriogna t’assali.

Ammucciati, curri, scappa

ca di lo to figghi un ti vo’ fari taliari.

Ammucciati, curri, scappa

Ma currennu, talìati a lu specchiu:

c’è na fimmina, non n’animali

c’è na fimmina, no na cosa.

Un tu scurdari, tu si na fimmina

 

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