2018-19 

Claude Lanzmann, per non dimenticare

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Shoah , un film del 1985 (Francia)
Regia: Claude Lanzmann
Genere: Documentario
Durata: 544 minuti

Al giorno d’oggi potrebbe sembrare semplice nominare la parola Shoah.  Ma qual è l’importanza che attribuiamo alla storia di quegli anni? Noi davvero riusciamo a capire ciò che è avvenuto appena settantaquattro anni fa? Il tempo passa e il 27 gennaio si ripete a ritmi costanti; eppure sempre meno i giovani se ne accorgono. Nonostante lo sforzo della Scuola di sensibilizzare le nuove generazioni su un evento così terribile, questo spesso non basta a smuovere le coscienze.

Il regista cerca, nelle nove  ore del documentario, di far parlare più di trenta testimoni. Il regista non fa parlare solo le vittime, ma anche i carnefici, nonché i loro coatti collaboratori ebrei, i  sonderkommandos, costretti a eseguire gli ordini. Originariamente il film doveva chiamarsi Il luogo e la parola ma quando il regista scoprì il termine di origine ebraica “shoah”, un’espressione a quell’epoca intraducibile in qualsiasi altra lingua, decise che sarebbe stato l’unico titolo adeguato. L’obiettivo dell’autore, infatti, confermato da egli stesso in un’intervista contenuta nell’antologia di Stuart Liebman (2007), è fare in modo che il film non offra alcun tipo di rassicurazione allo spettatore; al contrario Lanzmann fa di tutto affinché venga ostacolata la comprensione e l’immedesimazione.

Se “ieri” è avvenuto con gli ebrei (e tutt’oggi piangiamo quei morti) perché abbiamo chiuso e chiudiamo gli occhi sui naufragi nel Mediterraneo e nei lager libici dove vengono rinchiusi decine e decine di migranti?!

Gli ebrei non furono gli unici ad essere deportati e massacrati lì nei campi, c’erano pure gli omosessuali, i disabili, gli slavi, i rom, i sinti e i dissidenti politici. Non sono forse le stesse categorie di persone spesso prese di mira ancora oggi?

Andrea Mario Zoppeddu,  III D

 

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