2018-19 

In quelle grigie e fumanti industrie…

Benvenuto al mondo! Adesso impara a star seduto e a camminare, a fare la cacca nel vasino e a bere da un bicchiere. Impara a comportarti e quando avrai finito impara a leggere, impara a scrivere, a fare i conti. Impara a rispettare le consegne, a rispettare gli altri, impara a studiare, e per mezzo di quel che fin ora hai imparato, impara a scegliere, ad essere te stesso.

Quante cose da apprendere e si è in vita soltanto da pochi istanti. Un’esistenza programmata e limitata da così tanti insegnamenti, chissà quanto si può infine essere liberi.

Sarebbe utile saper scegliere gli insegnamenti, ma bisognerebbe prima imparare a farlo. E come un circolo vizioso insegnati e nozioni riempiono le nostre giornate sotto le più variegate sembianze: un fioraio che ci dice come curare un bonsai, un carnezziere come cucinare l’agnello, la nonna come maneggiare la lana, la commessa come indossare un abito.

Schemi e archivi immensi nella nostra mente per catalogare ogni singola nozione. Gli occhi di papà che ammoniscono ogni passo falso, i gesti di mamma che guidano, il profumo della pioggia, l’ululare del vento, ad ogni segnale una reazione di un insegnamento già in memoria.

Ma c’è un luogo, uno in particolare, dove come in una grande industria insegnamenti vengono gettati in menti in crescita, dove scegliere di cosa riempirsi diventa quasi impossibile.

C’è un luogo nel quale si può diventare vittime silenziose o divampanti ribelli, rifiutando categoricamente l’insieme di tutte le nozioni o accettando e approfondendo soltanto quelle che fan vibrare le corde dell’anima. In quelle grigie e fumanti industrie raramente suona una musica diversa, lo stesso martellante ritornello rimbomba tra le pareti e raramente, molto raramente, si lascia urlare a ciascuno il proprio “WAAP!!”.

“Un buon insegnante è uno che si rende progressivamente superfluo” (Thomas Carruthers).

Se si provasse quindi a ricercare il lògos di Eraclito, il vero fulcro attorno al quale si organizza il mondo contemporaneo, ci si ritroverebbe d’accordo nell’indicare la scuola e quindi coloro che dell’impartire insegnamenti hanno fatto il proprio mestiere: gli “insegnanti”. E procedendo nella ricerca si distinguerebbero questi in due gruppi: gli insegnanti da manuale e gli insegnanti, come la Dai Pra’, come il famosissimo John Keating che, pur non volendo, diventano Guru, diventano modelli ai quali ispirarsi e detengono il vero potere di cambiare una vita, di cambiarne mille. “Colui che è maestro di scuola può cambiare la faccia del mondo” (Leibniz) non è un potere dato dai libri, dalla cultura, ma un dono innato, un particolarissimo modo di essere che fa breccia nei ragazzi.

È un patto che prevede ruoli e contemporaneamente assoluta parità, non sono nozioni impartite come da programma ma spunti dai quali partire, come nella vita. “Guru s. m., sanscr. [vedico gurū «pesante, venerabile», affine al gr. βαρύς e al lat. gravis «grave, pesante»]. – 1. Titolo attribuito in India inizialmente a ogni persona degna di rispetto e di venerazione, e in seguito a colui che ha la responsabilità dell’educazione religiosa del discepolo. 2. Per estens., spesso iron., chi svolge, o si attribuisce, la funzione di guida spirituale, di maestro intellettuale e sim.” (Enciclopedia Treccani). Questa ristretta cerchia di privilegiati costituisce la ruota principale dell’ingranaggio sociale, ispira, incendia, libera generazioni. “Se insegni, insegna anche a dubitare di ciò che insegni.” (José Ortega y Gasset) è questo il motto.

Ci si augura sempre,da alunni, di trovare il proprio “guru”, di vivere quell’ incontro che fa della prof di lingua il proprio modello e della prof di italiano la propria ispirazione, di trovare chi toglie le rotelle dalla bici e distaccarsi da chi non fa altro che mettere protezioni.

L’esistenza intera è un volo senza paracadute, bisogna sapere a chi rivolgere lo sguardo per trovare la propria via e per poi lasciarsi andare.

Martina Giglio III B, Liceo Classico

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