2018-19 

Cavadi vs Savagnone: Impressioni

E’ un vero spettacolo assistere a un incontro-scontro, pur civilissimo e a tratti divertito e divertente, fra due studiosi assorbiti dal pensiero filosofico e proiettati in un orizzonte religioso; si conoscono infatti da anni e da anni combattono, spesso fronteggiandosi, per le loro idee!

Un momento di agorà che era già previsto durante la Notte del Liceo 2019!

Così è stato quando recentemente il prof. Cavadi e il prof. Savagnone hanno accettato l’invito del nostro Liceo a partecipare a una disputa pubblica, aperta sia ai nostri giovani allievi che alla cittadinanza bagherese.

A Bagheria non era mai successo che si fronteggiassero Cavadi e Savagnone. Sono sicuramente conosciuti entrambi da molti docenti e da varie istituzioni, scolastiche e religiose, e non solo nell’area palermitana.

Quanta verve e buon gusto dell’argomentazione hanno mostrato!! I nostri ragazzi erano ammirati dalla loro eloquenza, a volte ironica (soprattutto da parte di Cavadi), a volte aspramente pungente, a volte criptica (Savagnone: “allora vuol dire che io sono stato più fortunato di Cavadi”, a proposito del rammarico, da parte di quest’ultimo, di essere boicottato dalle autorità ecclesiastiche). Un livello comunque sempre alto di rispetto reciproco e di ascolto partecipe alle argomentazioni dell’altro.

Era inevitabile che le trame della discussione presupponessero molto più del tempo che era a disposizione; è stato quindi impossibile argomentare in modo circostanziato su autori, passi e interpretazioni del rapporto fra libera ricerca filosofica e dimensione critica all’interno del magistero della Chiesa Cattolica. Savagnone, in particolare, ha preferito non approfondire alcune questioni sollevate da Cavadi proprio per evitare di essere generico, dato il poco tempo disponibile.

La posizione di Cavadi era chiara: dopo un periodo giovanile di grande fervore all’interno di un gruppo religioso palermitano, di cui faceva parte anche Savagnone, man mano si è allontanato dai dettami dell’interpretazione ‘ortodossa’ delle Sacre Scritture, soprattutto dai Vangeli. Paradossalmente ha maturato una nuova lettura della figura di Gesù durante la permanenza a Roma finalizzata ad approfondire filosofia e teologia.

Savagnone per molte cose gli è stato maestro (come Platone è stato maestro di Aristotele), ma Cavadi ricorda l’affermazione, probabilmente postuma di Aristotele, che è giusto essere amici dei nostri maestri ma innanzitutto abbiamo il dovere di essere amici della verità:

“Amicus Plato, sed magis amica veritas” [Platone mi è amico, ma più amica mi è la verità]

Ora è un libero pensatore, prolifico scrittore, anche su testate giornalistiche di rilievo, ma soprattutto instancabile organizzatore di molte pratiche filosofiche: vacanze filosofiche, cenette filosofiche, passeggiate filosofiche, “consulenze” filosofiche. E’ reduce pure dal festival di filosofia d’a-mare, che da qualche anno si svolge a Castellammare del Golfo!

Forse ha maturato queste intuizioni prima della riabilitazione della filosofia pratica in Germania, avvenuta nei primi anni ’80. Sente molto vicine le visioni dei “non filosofi”, ovvero di persone impegnate in altri campi (magistrati, medici, avvocati, imprenditori, registi, gente comune) che non sono filosofi di professione ma non per questo rinunciano a riflettere, per il tempo che possono dedicare, sulle questioni generali della vita umana e dell’universo. Ha fatto scendere, come già fatto da Socrate, la filosofia dal cielo alla terra. Perché? Perché Augusto crede nell’uomo. In tutti noi, secondo lui, alberga un pensiero filosofico. A volte tanti, troppi pensieri fra loro contraddittori, che lui pazientemente fa venire alla luce o smaschera. Si è dato il compito di estrarre tali pensieri.

Savagnone, presentato con emozione dal prof. Domenico Aiello, anche in base a ricordi personali, svolge da molto tempo un’intensa attività all’interno della chiesa palermitana, anche con ruoli direttivi (è attuale direttore dell’Ufficio per la Pastorale della cultura della diocesi di Palermo) e lui stesso ha ricordato che si è sempre sentito a suo agio nella Chiesa, senza rinunciare alla sua libertà, evidenziando divergenze ogni qualvolta lo ha ritenuto opportuno.

Secondo Cavadi i Vangeli vanno riletti alla luce della filosofia, riscontrando che il messaggio d’amore non è specifico del Cristianesimo, ma appartiene a un patrimonio culturale che è ben più vasto e che, in alcuni casi, addirittura ha preceduto la presenza di Gesù. Pertanto la ricerca filosofica deve tenere conto di questo spazio più ampio, e lo stesso Cavadi lo ha voluto sintetizzare con una frase:

“Concepisco un filosofo cristiano come un uomo che prova a pensare liberamente come Socrate d’Atene e ad amare integralmente come Gesù di Nazareth”.

Per Savagnone invece la recita del Credo implica una forte tensione allo stesso tempo morale e filosofica, perché proprio nel Credo è contenuta la Verità del Cristiano. L’opera del discernimento deve avvenire proprio a partire da questa chiarezza di prospettiva, che dà orientamento al pensiero. La filosofia, l’amore per la verità, quindi si struttura a partire dalla nostra posizione religiosa e morale di esseri ‘incardinati’ nel Cristianesimo. Una vita piena è una vita analizzata filosoficamente, in base al proprio credo, e vale l’esempio di Socrate. Non a caso il prof. ha molto caro il passo tratto dall’Apologia di Socrate, di Platone:

«vi dico che proprio questo è per l’uomo il bene maggiore, ragionare ogni giorno della virtù e degli altri argomenti sui quali m’avete udito disputare e far ricerche su me stesso e su gli altri, e che una vita che non faccia di cotali ricerche non è degna d’esser vissuta»

Platone, Apologia di Socrate, XXVIII, [38a], trad. ita. di Manara Valgimigli, ed. Laterza

Alla fine potremmo dire, in modo forse semplificatorio ma formalmente chiaro, che Cavadi spinge verso una ortoprassi dell’essere cristiano, mentre Savagnone pone il primato dell’ortodossia cristiana.

L’ortoprassi non tiene molto conto degli aspetti speculativi e teologici del messaggio di Gesù (Cavadi dice provocatoriamente che Gesù, dinnanzi alle domande: “Sei uno e trino?”, “Sei vero Dio e vero uomo?”, ecc., avrebbe detto di non aver capito, e sarebbe stato respinto in un eventuale esame di Teologia!). Rimane quindi vera l’affermazione di un padre della Chiesa, seppur criticabile pesantemente su molti aspetti, qual è Sant’Agostino: “Ama, e fa’ ciò che vuoi!”.

L’ortodossia invece propone un’idea di ordine all’agire del cristiano, che è non il semplice samaritano che si è trovato per caso ad aiutare un moribondo, ma uno che cerca attivamente di mettere in pratica (ortoprassi) perché ha già compreso con pienezza il messaggio evangelico.

Il nostro Dirigente Scolastico, la prof.ssa Muscato, ha preso la parola, sollecitata anche dalla qualità degli interventi dei relatori e dei temi trattati. Ha voluto riferirsi ad alcuni momenti del suo percorso esistenziale, che l’ha condotta a laurearsi in scienze teologiche, proprio per mostrare come la visione cristiana non è una medaglia che si mostra semplicemente agli altri, ma è un modo di vivere che lei cerca di coniugare anche nella serietà professionale, complessa dal punto di vista relazionale e produttivo, come può essere quella del docente e del dirigente, nel mondo della scuola.

Molto vivace è stato il dibattito che è seguito, con interventi da parte del pubblico, compresi alcuni nostri alunni. Il dibattito si è protratto fino alle 19,30, ma poteva ancora continuare!

Come si evince da queste poche righe: le vie della riflessione sono infinite!

Salvatore Fricano


Per ulteriori approfondimenti:

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