2018-19 

LUNGO I FILI DELLA MEMORIA: da Cefalà Diana al museo delle Spartenze

Lunedì 20 maggio, noi ragazzi delle classi 3A, 3D, 3E  e parte della 3B, animati dalla grandissima gioia di non rimanere cinque ore seduti tra le mura scolastiche e da un’ altrettanto grande sete di conoscenza, abbiamo intrapreso una nuova “avventura” a Cefalà Diana (seconda tappa delle nostre visite didattiche), organizzata nell’ambito  dei Moduli PON “Promuovere la valorizzazione e la fruizione degli ecomusei” e “Da Solunto ai monti Sicani, il contributo dell’Alternanza scuola-lavoro per un sistema culturale-naturalistico e turistico integrato”.

Cefalà Diana è un piccolo paesino adagiato su un alto pendio di roccia arenaria, il cui primo insediamento, stando a quanto testimoniano i ritrovamenti archeologici in zona, risalirebbe al periodo romano.

I principali punti e siti di interesse individuati nell’itinerario turistico-rurale che collega il Comune di Cefalà Diana ai Comuni vicini (Godrano e Ficuzza, frazione di Corleone) sono:

  • Riserva Naturale Orientata Bagni di Cefalà e Chiarastella;
  • Terme arabe;
  • Castello Arabo-Normanno;
  • Chiesa San Francesco Di Paola;
  • Santuario dell’Addolorata.

Nell’arco della mattinata,che si è rivelata molto breve, siamo riusciti a visitare le Terme, il Castello e anche a gironzolare per il paesino facendo un breve break.

La Riserva, istituita nel 1997, tutela l’universo idrologico ipogeo che da molti secoli alimenta le sorgenti d’acqua .

Essa comprende il rilievo di calcare carbonetico, Pizzo Chiarastella, alla cui base è possibile visitare i Bagni di Cefalà, comunemente conosciuti come “Terme Arabe”, per via di una rara iscrizione araba in caratteri cufici che decora le sue facciate, si presenta come un robusto edificio di forma quadrangolare, addossata ad una fonte di acqua calda, sfruttata per scopi curativi . L’interno è diviso in due parti disuguali da un diaframma murario su cui si aprono tre splendidi archi a sesto acuto che poggiano su colonne in marmo e capitelli di terracotta. La piccola vasca, su cui versano direttamente le acque termali, vieni isolata dalla grande piscina delimitata da tre gradoni. Una serie di piccole nicchie in mattoni, ricavate nello spessore murario e che servivano per custodire abiti, cosmetici e quantaltro, scandiscono il ritmo delle pareti. Nella storia degli studi la sua datazione ha oscillato dall’epoca romana (50 a. C. – 50 d. C.) a quella tardo normanna.

Secondo punto di interesse della giornata è stato il Castello Arabo Normanno, costruito, sfortunatamente per noi, ragazzi pigri di oggi, sulla sommità di una rupe saracena.

Non si sa se questo fu edificato o ricostruito dagli arabi, quel che si sa è che fu modificato dai normanni per funzioni strategiche e militari, dalla sua posizione particolare infatti garantiva un controllo generale. La torre attuale, a tre elevazioni restaurata di recente, risale al periodo federiciano.

Oggi, all’interno del Castello è allestita una mostra permanente di fotografia dai primi del  ‘900 ai g‏iorni nostri: la storia, la cultura e le tradizioni del paesino minuziosamente documentate attraverso un’attenta indagine fotografica e storiografica. L’esposizione si sviluppa in due parti: in una prima trovano posto le foto storiche, gentilmente donate dai cittadini, del centro abitato e dei due monumenti più significativi, il Castello e le Terme Arabe;  nella seconda parte sono esposti scatti del paese contemporanei, realizzati dal fotografo Dianese Filippo Barbaria, che ha cercato di cogliere e racchiudere nelle sue foto le differenze tra il passato e il presente del borgo. Dopo aver ammirato un’altra volta il paesaggio mozzafiato e aver dissetato la nostra voglia di conoscenza, siamo tornati alla normalità fiduciosi anche della prossima tappa.

Nel pomeriggio ci siamo diretti a Villafrati, dove ci ha accolti il professore Lombino, direttore scientifico del Museo delle Spartenze, che ci ha accompagnati nella visita del museo.

Il museo, istituzione del Comune di Villafrati, offre una documentazione accurata dell’esperienza migratoria che ha coinvolto le popolazione della provincia di Palermo.Tali documenti promuovono la conservazione della memoria storica e la conoscenza del fenomeno migratorio, favorendo la riflessione sulle sue cause, conseguenze ed i suoi legami con le comunità degli emigrati. Interessante risulta l’origine del termine ”Spartenze” che deriva dal vocabolo siciliano spartenza che significa “separazione,divisione, distacco” ed è presente in molti canti popolari e nelle tradizioni religiose. Un particolare significato hanno i fili di lana che uniscono le stanze del museo, in quanto, quando arrivava il giorno dell’addio, i siciliani imbarcati consegnavano ai parenti, in attesa sul molo, un gomitolo di lana che li univa. Nel momento in cui la nave, partendo, si allontanava, il filo si spezzava…e quel gomitolo stretto tra le mani diventava il simbolo di una ”spartenza”,una separazione struggente ed un legame che restava nei ricordi, anche oltreoceano.

La visita ci ha permesso di approfondire conoscenze e curiosità sulla realtà di territori a noi vicini, offrendoci anche spunti di riflessione e di analisi su un fenomeno sociale come l’emigrazione, nato nel passato ma che rappresenta ancora oggi una drammatica realtà.

Nel complesso è stata una giornata piacevole ed estremamente interessante.

Denise Oddo, III B

Giulia Galioto, III D

Sabrina Scammacca, III D

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