2019-20 

Il signor Scianna: vent’anni di vita scolastica, vent’anni di professionalità

Giorno 26 ottobre, poco prima della fine della terza ora, abbiamo intervistato una delle colonne portanti del Liceo Francesco Scaduto: il signor Scianna. Nel prestarsi all’intervista che segue è stato, come sempre, molto gentile e disponibile.


È sempre stato un collaboratore scolastico? Perché ha deciso di rivestire questo ruolo?

No, in precedenza ero un libero professionista. Il mio è stato un percorso tortuoso. Il caso ha voluto che divenissi un collaboratore scolastico. Vorrei poter tornare ad esercitare la mia professione, ma ormai la scuola fa parte di me e questa mi ha dato molto, arricchendomi a livello personale e umano. Penso di essere una persona che fa della professionalità il proprio obiettivo di vita, per cui credo di potermi descrivere come una persona professionale, disponibile, che basa le proprie relazioni sulla trasparenza e sulla verità, non sull’ipocrisia. Ma fondamentalmente spero di presentarmi ai ragazzi come un loro amico.

Da quanti anni lavora come collaboratore scolastico? Lavorare in questa sede le è stato imposto o è stata una sua scelta?

Lavorare al Liceo Scaduto è stata una mia scelta. Il mondo lavorativo non mi offriva molti sbocchi per cui, con il trascorrere del tempo, mi sono assuefatto a rivestire questo ruolo che ormai ricopro da circa vent’anni. Ho visto che lo Scaduto era una scuola valida, ho fatto domanda per il posto e sono stato preso.

Crede che in questi anni il rapporto degli studenti con i giovani sia cambiato? Se sì, in positivo o in negativo?

Sì, penso sia cambiato. Fondamentalmente per le epoche in cui gli alunni vivono il loro percorso scolastico. Credo che il rapporto degli studenti con la scuola sia cambiato in positivo. I tempi sono differenti, per cui il modo di pensare dei giovani è profondamente diverso da quello dei giovani di un tempo, ma il comune denominatore è sempre lo stesso, nonostante l’avvento delle nuove tecnologie e dei social, che sono diventati parte integrante delle loro vite. Tuttavia cambiano le epoche ma si è sempre ragazzi.

Ultimamente si è dibattuto molto sull’estensione del voto ai sedicenni. Crede che gli studenti d’oggi abbiano una maturità tale da essere in grado di poter votare a sedici anni?

Il voto deve essere un atto di maturità. La maturità è soggettiva, un ragazzo può essere maturo a quattordici anni o raggiungere la maturità a vent’anni. È compito della scuola aiutare i giovani a sviluppare il proprio pensiero critico per vivere una vita cosciente. Quindi sì, il voto, guardando agli altri stati europei e non, dove i giovani hanno maggiori responsabilità, potrebbe essere concesso ai sedicenni.

Come pensa la vedano gli alunni del Liceo Scaduto? Pensa di poter dire di essere un punto di riferimento per loro?

Gli studenti dovrebbero rispondere a questa domanda. Ognuno ha difetti, pregi, riceve critiche, ma anche molte soddisfazioni, per cui i ragazzi sono i migliori giudici di quello che noi collaboratori scolastici rappresentiamo per loro. Comunque, spero di essere un punto di riferimento per gli studenti, ma, come detto prima, la risposta sta a loro. Gli alunni devono chiedersi: “Cosa rappresenta il signor Scianna per noi?”

Non crede che ultimamente la figura del collaboratore scolastico sia sottovalutata e sminuita?

Sì, penso che la figura del collaboratore scolastico sia sottovalutata, ma è necessario guardare in faccia la realtà. Un tempo il collaboratore svolgeva soltanto una mansione. Oggi, non soltanto i giovani sono cambiati, ma anche noi collaboratori scolastici, che adesso, siamo investiti di maggiori responsabilità e doveri. Per cui la mia figura nel corso del tempo ha raggiunto una professionalità tale che, alle volte, non è riconosciuta dagli studenti e per questa ragione, sminuita.

È in grado di immaginarsi lontano dalla scuola tra qualche anno?

Non riesco a vedermi tra qualche anno lontano da questo contesto. Sicuramente sentirò la mancanza della scuola e dei giovani. Perché ho compreso che vivere a  stretto contatto con loro è la miglior medicina che possa esistere per mantenere alto il morale e avere sempre il sorriso in volto. Certamente proverò nostalgia ripensando a tutte queste belle sensazioni che la scuola e i ragazzi mi hanno regalato.

Ha qualche aneddoto da raccontare e che porterà con sé anche quando sarà lontano dal mondo scolastico?

In vent’anni di aneddoti ce ne sarebbero tanti, forse troppi. A me piace ricordare i ragazzi nel loro percorso di vita: dall’ingenuità dei loro quattordici anni alla presa di coscienza delle proprie responsabilità e della propria maturità dei loro diciotto anni. In vent’anni, tanti alunni hanno incrociato la mia strada e tutti mi hanno lasciato un bellissimo ricordo. Dopo tanti anni il ricordo è la cosa più importante di tutte, da preservare e custodire. I ragazzi trascorrono più tempo a scuola con noi collaboratori e docenti piuttosto che con i loro genitori. Noi siamo la loro seconda famiglia: vivono il mondo della scuola più di quanto vivano il rapporto con i propri genitori che magari vedono soltanto la sera dopo aver finito di studiare. Noi li vediamo crescere nel loro percorso da adolescenti che ancora non sanno quale direzione dare alla propria vita, ma che al termine della loro esperienza scolastica hanno raggiunto un’ autonomia tale da poter essere considerati veri e propri adulti.

Alessia Mangano, III D

Sara Sorci, III D

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