2019-20 

Visita guidata presso la Comunità ‘Casa dei Giovani’ di Bagheria (classe IV AU)

Le classi convolte nel progetto sono la IV AU e la IV BU. Io faccio parte della classe IV AU e vi racconterò l’ esperienza della mia classe. La classe IV BU svolgerà in seguito la stessa attività.

Attraverso  il percorso formativo PCTO (per chi ancora non lo sapesse è l’acronimo di Percorsi di Competenze Trasversali per l’Orientamento) denominato “La casa di Maddalena: Servizio ed Ospitalità” stiamo svolgendo veramente una buona attività di formazione. Vi dico un po’ come si svolge. Dopo un primo incontro nel nostro Liceo, dove abbiamo conosciuto i responsabili del Centro, il dott. Biagio Sciortino e il dott. Gaetano Lo Piparo, assieme alla psicologa Stefania Russello, occorre svolgere delle ore di pratica, o tirocinio. A turno due alunni della nostra classe si alternano, di mattina ma anche di pomeriggio, per recarsi presso la struttura di ospitalità, che si trova nel centro storico di Bagheria. In tale struttura vivono tuttora alcune ragazze nigeriane. Come ci hanno raccontato gli operatori, tali ragazze che hanno un passato veramente triste – forse sono state pure abusate! – si trovano ora in questa comunità per tentare di costruirsi un futuro migliore. Svolgono varie attività, essenzialmente legate alla manutenzione delle stanze a loro affidate. Ciascuna di esse ha un determinato compito quale: cucinare, pulire, ecc,  che viene assegnato di volta in volta dai operatori (che sono in genere psicologi o assistenti sociali).  Ogni volta che noi ragazzi andiamo in tale struttura dobbiamo osservare attentamente quello che svolgono gli operatori, come ad esempio il controllo dei documenti delle ragazze-ospiti. Leggere questi documenti è una esperienza forte, molto triste, poiché capiamo che ci sono biografie fatte di tanta sofferenza e violenza subita. Abbiamo capito che per fare anche il solo lavoro di osservatore bisogna avere, oltre una preparazione specifica, anche una particolare vocazione ad entrare in empatia. Ci vuole proprio uno stomaco di ferro, perché non è facile relazionarsi con ragazze straniere, abusate, senza identità nel nostro paese, in balia di approfittatori. Una di loro ha pure un bambino piccolo da accudire. Ogni volta che siamo andati le ragazze nigeriane hanno avuto difficoltà a relazionarsi con noi, sembravano quasi indifferenti, ma tutto ciò è normale per il vissuto che hanno avuto.
Il mio articolo vuole descrivere anche la nostra visita presso il Centro di questa comunità terapeutica ‘La Casa dei Giovani’, collegato al progetto Maddalena. Il giovedì 6 febbraio 2020, di buon mattino, accompagnati dal nostro tutor, il prof. Salvatore Fricano, ci siamo recati presso la Comunità, che si trova fuori Bagheria, in una contrada di campagna. In tale centro risiedono, per almeno due anni, i ragazzi tossicodipendenti in fase di recupero. L’ incontro si è svolto dalle 9:00 alle 12:00, in presenza di padre Salvatore Lo Bue, una tirocinante e degli psicologi. In particolare padre Lo Bue ci ha intrattenuto spiegandoci bene come si arriva alla tossicodipendenza e come poi vengono ricevuti dalla comunità. Essenzialmente un ragazzo arriva alla droga in un contesto familiare e relazionale molto degradato. La stessa società contribuisce a dare l’immagine che un ‘farmaco‘ risolve facilmente qualsiasi problema di relazione.Gli operatori ci hanno raccontato alcune storie di questi ragazzi. Alcuni di loro hanno già fatto l’esperienza del carcere! Ci hanno anche indicato come svolgono le loro giornate in comunità, facendoci visitare le singole sezioni del luogo (cucina, falegnameria, stalle, orti, ecc.) e come provano a disintossicarsi dalle sostanze di cui hanno fatto uso. Questi ragazzi hanno un loro percorso formativo, ed dentro la comunità ognuno ha il proprio compito, chi cucina, chi può pulisce, chi bada gli animali e tante altre cose che servono per riorganizzare la loro vita in modo migliore e più funzionale al loro benessere interiore. Sia nella comunità ma anche nel centro ‘Maddalena’ opera un docente volontario, che ha il compito di far studiare chi ne fa richiesta, perché si tratta di ragazzi che non hanno neanche la quinta elementare o la terza media. Quindi alcuni di loro vogliono proprio ottenere un titolo di studio. La loro giornata consiste in delle regole che a noi sembrano rigide, ma comprensibili nel contesto: si alzano tutti insieme alle 8:00, fanno colazione e poi ognuno svolge il compito assegnato, verso le 10 fanno una pausa e dopo riprendono il lavoro. Verso le 13 pranzano insieme, di pomeriggio riprendono il lavoro. Un’altra breve pausa verso le 17, di nuovo a lavorare, fino alle 20. A quell’ora cenano,sempre insieme. Possono a questo punto svolgere attività ricreative, di gruppo.

Alla fine dell’ incontro, dopo aver visitato la struttura, i luoghi dove dormono, dove pranzano, il giardino dove ci sono gli animali come le mucche, le galline, i cigni, le oche… abbiamo avuto l’impressione che fosse un posto davvero accogliente.

Per noi ragazzi della classe IV AU  è stata un’esperienza emozionante che ci ha fatto capire come ci si può rovinare la vita, iniziando con una banale stupidaggine, come l’offerta di uno spinello o di un minimo quantitativo di droga. Con la nostra vita non si scherza e dobbiamo stare attenti a ciò che facciamo perché la vita è una sola!

Questa esperienza  in particolare e il progetto PCTO in generale vengono svolti per mettere in campo ciò che apprendiamo e fa parte proprio della nostra formazione dato che l’indirizzo delle scienze umane va nella direzione di preparare i futuri educatori, assistenti sociali, psicologi, cioè quello che noi potremmo fare come attività lavorativa.

Lo Meo Maria Teresa, IVAU


Alcune foto della visita presso la Comunità terapeutica ‘La Casa dei giovani’

 

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