2019-20 

DOBBIAMO ESSERE LA SCORTA DEL NOSTRO PAESE!

Nella giornata di martedì 04 febbraio le classi III AU, III DU e una rappresentanza di alunni della classe V F del nostro Liceo hanno incontrato, presso la Caserma della Polizia di Stato Lungaro di Palermo, la sig.ra Tina Montinaro, moglie Antonio Montinaro, che è stato il capo scorta di Giovanni Falcone.

Antonio Montinaro nasce a Calimera, in provincia di Lecce, l’8 settembre del 1962. Antonio nutre da sempre un alto senso della giustizia e si dedica spesso agli altri così da decidere, ancora molto giovane, di donare la sua vita al servizio dello Stato arruolandosi in Polizia. Dopo diversi spostamenti per servizio, si trasferisce a Palermo con la sua famiglia e, date le sue qualità, ben presto diviene il capo scorta del giudice Giovanni Falcone con cui stringerà un rapporto umano oltre che lavorativo. Pur consapevole dei grossi rischi personali, assolve il proprio compito con piena dedizione perché è convinto che i sacrifici e i pericoli da affrontare siano necessari per garantire la sicurezza a quel giudice che rischia a sua volta la vita per aver scelto di contrastare la mafia.

Tina Montinaro ha dialogato con noi alunni del Liceo Scaduto, sul valore della legalità, della lotta alla mafia, del servizio e del sacrificio.


“Se decidi di scortare il dottor Falcone – afferma la sig.ra Montinaro – decidi di mettere a disposizione la tua quotidianità, la tua vita. Tanti uomini, soprattutto della Polizia, hanno dato la vita e sono morti a causa della mafia. Tanta gente aveva paura della mafia e di tutto ciò che essa si portava dietro, e chi non aveva paura, cosa ancora più grave, preferiva fare l’indifferente. Però, per fortuna, c’era la Palermo che diceva no alla mafia, la Palermo che ha lottato contro la mafia”.

Con queste parole la sig.ra Montinaro ha introdotto la sua testimonianza. Una testimonianza che nasce anzitutto da una relazione vissuta, da una relazione apparentemente “spezzata”. Il ricordo, il dolore appartiene sicuramente a lei, alla sua famiglia e ai suoi figli. Avrebbe voluto continuare la sua vita con il ragazzo che desiderava, con il ragazzo con il quale stava bene, ma questo non le è stato permesso da mano mafiosa.

“La memoria – afferma – è difficile. La memoria ti deve fare interrogare, ti deve fare pensare. E molti preferiscono non ricordare, non pensare. Antonio non era solo il caposcorta del giudice Falcone. Antonio era un uomo, un marito, un padre. Una persona assolutamente normale che si divideva tra il lavoro e la famiglia, che amava quello che aveva e ciò che faceva”.

“Siccome sono la moglie del poliziotto e non la moglie del mafioso – afferma Tina Montinaro – io continuo a camminare a testa alta, per dire ai mafiosi che non hanno ucciso Tina Montinaro e i miei figli, Gaetano e Giovanni. Quella macchina, quell’uomo che hanno fatto fuori continua a camminare insieme a me, insieme a voi. Noi vogliamo essere liberi in questa città. Aspettiamo sempre che siano gli altri a fare qualcosa, ma ognuno di noi deve mettersi in gioco per cambiare le cose. Non possiamo aspettare altri. Voi, cari ragazzi, non dovete più permettere a nessuno che succeda ciò che è successo. E sapete come questo può accadere? Studiando. Conoscendo. E’ il vostro sapere che potrà cambiare questo nostro Paese”.

Dopo diversi interventi da parte dei docenti e degli alunni, la sig.ra Montinaro continua così:

“Siamo il Paese delle mezze verità. Molti, la prima io, aspettano ancora Giustizia. Voi giovani dovete conoscere la Verità perché io potrei essere di parte. Per portare rispetto ai nostri morti dobbiamo decidere da che parte stare. Dalla parte loro (dei mafiosi) o dalla parte nostra (della Giustizia). Voi, da che parte decidete di stare? Parliamo tanto di legalità, ma la legalità alla vostra età o l’avete o non l’avete. Sta a voi capire. Voi dovete essere uniti fra di voi. Voi dovete denunciare il sistema mafioso. Voi dovete denunciare il sistema che non vi piace. Voi dovete agire per il bene di questo nostro bel Paese. Noi, tutti insieme, dobbiamo essere la scorta di questa città”.

Tina Montinaro, a capo della Associazione denominata Quarto Savona 15 voluta propria da lei, si pone come obiettivo quello di mantenere viva la memoria dei poliziotti uccisi, ma soprattutto di fare memoria della strage di Capaci. Avvenuta il 23 maggio del 1992, vi hanno perso la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Tenere viva la memoria, il ricordo – come afferma lei stessa – “trasformando il dolore in azioni concrete”. Quella sigla, utilizzata da Tina Montinaro per la sua Associazione era il nome in codice della vettura di scorta del giudice e di sua moglie.

Grazie alla simpatia dimostrata dalla sig.ra Montinaro attraverso la sua preziosa e utile testimonianza, gli alunni del nostro liceo sono ritornati a casa con una marcia in più, con uno stimolo in più e di questo le sono veramente grati.

Ringrazio i docenti accompagnatori: la prof.ssa V. Pecoraro, la prof.ssa M. Truncali, la prof.ssa referente per l’ed. alla legalità M. Di Chiara e tutti coloro i quali si sono resi disponibili per l’organizzazione e la buona riuscita dell’incontro.

Giuseppe Canale, III AU

 

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