2019-20 

Ortolan, uno ‘sbirro’ a Palermo

Nel pomeriggio di giovedì 20 febbraio una rappresentanza di alunni del Liceo Ginnasio di Stato “Francesco Scaduto”, insieme alla prof.ssa Maria Grazia Scardina e al prof. Salvatore Fricano hanno partecipato, presso la sede della “Fondazione Trigona” in Bagheria, alla presentazione del libro “Io, sbirro a Palermodi Maurizio Ortolan.

Oltre all’autore del libro, molti sono stati gli ospiti che sono intervenuti, tra cui: Alessandra Dino, sociologa e docente dell’Università degli Studi di Palermo; Salvatore Trapani giornalista di Italpress; Piero David ricercatore del CNR e Vito Lo Monaco, presidente del “Centro Studi Pio La Torre”.

La presentazione è stata moderata da Salvatore Tosi, ricercatore del CNR e, infine, l’attore Salvino Calatabiano ci ha fatto dono della sua voce e della sua forza interpretativa attraverso la lettura di alcune parti del libro.

Il primo ospite a prender subito parola e ad introdurre la presentazione del libro è stata la prof.ssa Dino che ha analizzato e spiegato con cura, attraverso anche gli scritti diretti di Ortolan, quanto sia importante comprendere il rapporto che c’è tra la mafia e la religione. Un rapporto ed una forma di “religiosità” che diventa oggetto di legittimazione, da parte del mafioso, nei confronti di un Dio che in realtà è benevolo con tutti. Il dottore Ortolan – afferma la sociologa – ha preso con se la “Bibbia di Provenzano” ponendo l’attenzione e accorgendosi che non esiste, nonostante quello che i giornali dicono, una organizzazione mafiosa che non si conformi (a modo suo) alla religione. La “religiosità”, la Bibbia diventa quasi un viatico per consentirsi di vivere bene con se stessi nonostante, ad esempio, l’aver ucciso un bambino sciogliendolo nell’acido. Provenzano – aggiunge la dott.ssa Dino – si propone addirittura come il Dio dell’Antico Testamento: un Dio spietato. 

Spatuzza, quando chiede di parlare con Graviano, gli dice ad un certo punto: “questi morti non ci appartengono, cosa stiamo facendo?”. Ancora una volta, quindi, comprendiamo quanto anche all’interno di una organizzazione mafiosa, ci si chieda quale sia la finalità, l’obiettivo ultimo.

Ecco che, la religione e la cosiddetta “religiosità mafiosa” si pone come elemento fondamentale che agisce da collante. Ciò che colpisce da questo libro – come affermano quasi tutti gli ospiti presenti – è la capacità unica di Ortolan nel descrivere e raccontare gli interrogatori a cui lui stesso ha partecipato. Un libro “anomalo” poiché scritto da un poliziotto che ci offre una visione interna del suo lavoro così bello ma anche così difficile. Dato interessante che il dott. Ortolan, attraverso il rispetto e la sintonia umana creatasi con il mafioso e successivamente collaboratore di giustizia F. Mannoia, è il chiedere consiglio allo stesso mafioso se ci fossero aspetti della vita e delle tecniche di scorta da modificare e, quindi, migliorare.

Altro interessante intervento è stato quello di Salvatore Trapani, giornalista di Italpress che esplicita in modo chiaro ciò che viene detto dallo stesso Mannoia durante l’interrogatorio.

Due sono i punti fondamentali che vengono fuori: il primo fa riferimento ai pizzini indirizzati a Berlusconi dove, secondo la sentenza Dell’Utri, avrebbe stipulato nel 1974 un patto di protezione per evitare i sequestri che impazzavano su Milano e, poi per mettere a posto i ripetitori Tv in Sicilia; il secondo punto invece fa riferimento al furto della Natività di Caravaggio rubata da mano mafiosa all’interno dell’oratorio di san Lorenzo a Palermo dove, lo stesso Mannoia, è stato coinvolto dichiarando successivamente che l’opera era stata offerta ad un acquirente svizzero che l’ebbe rifiutata e, in seguito, tornata a Palermo è stata dagli stessi mafiosi, sezionata in tanti piccoli pezzi e (come alcuni sostengono) gettata nelle acque del fiume Oreto.

Successivamente, dopo diversi interventi da parte dei presenti, espone il proprio pensiero l’economista e ricercatore del CNR Piero David. Analizza anche lui e afferma quanto la mafia sia “un virus che infetta la società”, dichiarando, inoltre, un modo in cui agire sul contesto mafioso per trasformarlo. Ma come si agisce sul contesto mafioso? Il dottor David risponde: “nel contesto mafioso si può agire partendo sicuramente dalla scuola e andando ad estinguere le differenze che esistono, oggi più di prima, tra nord e sud. In un luogo povero, la criminalità organizzata avrà sempre più modo di attecchire e tutto il sistema politico deve attrezzarsi per costruire azioni legali. Come? Tagliando i viveri ad una organizzazione criminale? Tagliando e limitando il loro traffico di stupefacenti? Se solo si legalizzassero le droghe leggere, si andrebbe a creare un mercato globale legale, eliminando le stesse organizzazioni criminali”.

Infine, uno degli interventi degli ospiti presenti è stato quello di Vito Lo Monaco che si è concentrato fondamentalmente – oltre alla sfera politica e sociale – su due aspetti del libro di Ortolan: “il punto di vista interno dello stesso autore ecome afferma lo stesso Lo Monaco – l’assenza totale di autoesaltazione che rende unico e bello il libro”.

Diversi gli interventi e le storie interessanti narrate dagli stessi ospiti presenti, un evento completo ed appagante, culturalmente parlando. Nel libro di Ortolan si riesce a scovare un retroscena autentico e irripetibile della lotta alla mafia poiché lo stesso autore fa riferimento all’importanza del gioco di squadra di cui lui stesso si definisce un piccolo ingranaggio di un meccanismo. E noi, questo piccolo ingranaggio l’abbiamo voluto intervistare!


Di seguito riportiamo l’intervista che ci ha rilasciato.

Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

La nostalgia! Abbandonare il lavoro e la Sicilia per me è stato molto difficile. Perciò, riscrivendo le mie esperienze è stato un po’ come rivivere tutto quanto, come non aver mai lasciato tutto questo. Il desiderio di raccontare le cose per come sono andate, perché, voi ragazzi, leggendo certe cose potreste avere una idea chiara e completa di quello che è stato fatto negli anni in cui la mafia colpiva e per gettare, anche, i semi per un futuro migliore.

Lei crede che nel mondo della lotta alla mafia ci siano figure istituzionali che fingono per avere maggiore visibilità?

Sicuramente. Ci sono sempre state e sono sempre più diffuse. Infatti, il messaggio che voglio portare avanti è quello di non guardare a ciò che la gente dice, ma prestare attenzione a ciò che la gente fa.

In che modo possiamo “contagiare” i nostri coetanei ed educarli per contrastare la mafia e rafforzare le attività sociali per distruggere la criminalità?

Sicuramente con le regole! Esse sono ciò che tengono insieme la società e garantiscono una convivenza pacifica a tutti quanti noi. Le mafie, al contrario, sostituiscono alle regole che garantiscono tutti, le regole che garantiscono soltanto loro ed è per questo che è importante combattere.

Quale messaggio vuole dare ai giovani che vogliono intraprendere un cammino di iniziative volte alla lotta contro la mafia?

Il rispetto delle regole, ancora una volta. Non per accettarle passivamente ma imparare quali sono i metodi per cambiare le regole che voi non ritenete più adeguate ai vostri bisogni e

alle vostre necessità.

 Ringraziamo in primis l’autore del libro Maurizio Ortolan, gli ospiti presenti che hanno arricchito con il loro intervento questo evento e tutti coloro i quali si sono adoperati per organizzare questo momento culturale e sociale. Un ringraziamento particolare e di cuore va anche all’energico e simpaticissimo attore Salvino Calatabiano che, con la sua voce e la sua passione per il teatro ci ha fatto dono della lettura di alcune pagine salienti del libro.

Ringraziamo, infine, anche i docenti che ci hanno invitato calorosamente a partecipare: la prof.ssa Scardina e il prof. Fricano.

Giuseppe Canale e Lucia Fricano, III AU

Lascia qui un tuo commento!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: