2019-20 

Palingenesi per Amore? Riflessioni sul periodo COVID-19

| PALINGENESI |
dal greco: palin- [di nuovo] e -genesi [creazione, rinascita].

Quasi casualmente mi sono ritrovato a leggere questa parola sopracitata e, volendone comprendere il suo significato primitivo, mi sono imbattuto nella lettura di diversi studi effettuati sia nel campo filosofico sia in quello religioso-mistico e, finalmente, ne ho scovato la sua autentica etimologia. Almeno così di pare!
Palingenesi è una parola di origine greca e la sua traduzione letterale rimanda alla realtà del cambiamento, della trasformazione, del rinnovamento, della rinascita.

Quante volte, in questo ultimo periodo, ci siamo detti o abbiamo sentito: “sicuramente la società e il mondo non sarà più come prima e, data l’emergenza sanitaria vissuta, molte cose cambieranno. Le persone cambieranno”. Ma sarà veramente così? Sarà una umanità migliore e rifletterà sul come e perché siamo arrivati a questa pandemia? Difficile dirlo. Probabilmente sarà un’umanità diversa perché più consapevole della propria fragilità di fronte alla pretesa di governare la natura per soddisfare i propri bisogni immediati e infiniti in un mondo reso labile dallo stesso uomo-consumatore insensibile.

Sicuramente – tirandone le somme – possiamo dire che ci siamo educati alla perdita.

Il dolore, il dolore della prova ci ha colti impreparati ed è come una marea che sommerge tutti gli argini che ci eravamo faticosamente costruiti prima. Un cambiamento, una trasformazione che non è positiva come la palingenesi ma, al contrario, una trasformazione costruita sulla paura, sul tremore e sulla disgregazione, talvolta, della realtà stessa. Ma per affrontare le varie sfide che la vita ci offre bisogna essere preparati e la perdita va accolta, conosciuta, affrontata, altrimenti rischiamo di subire un danno maggiore. La perdita del nostro essere Persona.

E come facciamo, quindi, a vivere questa ri-nascita positiva? Attraverso l’Amore.

Sicuramente non è facile vivere in modo sano i sentimenti, sperimentare l’amore senza esserne dominati o soggiogati e senza vivere nell’angoscia di perderlo ma, Hannah Arendt, filosofa di origine ebraica, afferma:

“Ogni desiderio è legato a un oggetto preciso, e porta questo oggetto a scatenare il desiderio stesso, dandogli uno scopo. Il desiderio è determinato dalla cosa precisa che cerca di raggiungere, esattamente come un movimento è dovuto allo scopo per il quale lo si compie. Perché, come scrive Sant’Agostino, l’amore “è un tipo di movimento, e tutti i movimenti sono verso qualcosa. […]”. Una volta che otteniamo l’oggetto desiderato, il desiderio finisce, a meno che non siamo minacciati dalla possibilità di perderla. In questo caso il desiderio di avere si trasforma nella paura di perdere”.

e quindi, visto sotto questa luce, l’amore generoso e non possessivo, quello non governato da un malato desiderio egoistico, sembra quasi essere una caratteristica che va oltre l’uomo e che raggiunge il Superiore. Se l’amore coincide con il possesso e il suo mantenimento, allora la felicità umana è costantemente tormentata dalla paura della perdita e l’infelicità, quindi, non è frutto del mancato possesso, ma dell’ansia per il rischio che ciò che abbiamo ci lasci o ci venga portato via. La convivenza con l’umana paura della perdita, dunque, è data in fin dei conti da una tanto semplice quanto difficile presa di coscienza: la felicità si può raggiungere solo insieme ad altre persone. Ed è su questa felicità, per quanto poi fragile sia, che l’uomo deve concentrarsi per riuscire a vivere appieno quel sentimento così potente che noi chiamiamo Amore.

Auguro a tutti un buon riposo dalle fatiche della DAD e non e una buona rinascita a tutti noi!


Amore, fra gli dèi l’amico degli uomini, il medico, colui che riconduce all’antica condizione.

Cercando di far uno ciò che è due, Amore cerca di medicare l’umana natura.

Platone [Simposio]


Giuseppe Canale, III AU

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