Il COVID ha cambiato la mia vita

Pubblichiamo la testimonianza di una studentessa del Liceo, che ha scritto questo testo come svolgimento di un tema.

Ecco la consegna:

Prova a riflettere sul periodo passato in lockdown e il ritorno ad una quasi normalità, evidenziandone gli aspetti emotivi e le speranze. Infine commenta se tutto ciò ha determinato in te una nuova consapevolezza del futuro.

Sin da quando andavo alle elementari sono stata una persona timida e facevo fatica a socializzare con persone nuove preferendo, quindi, conversare solo con quelle con cui avevo confidenza. Con il passare degli anni, qualche volta riuscivo a sbloccarmi e a parlare con i miei coetanei a scuola, creando un rapporto di amicizia con loro; nonostante questo però mi sentivo più a mio agio da sola o con la mia migliore amica. Nel tempo libero, infatti, o uscivo con lei oppure mi chiudevo nel mio mondo formato da cuffie e libri isolandomi da tutti, sia amici e familiari. 

Agli inizi della quarantena non mi pesava molto l’isolamento, anche perché essendomi ritirata da scuola dovevo prepararmi per superare gli esami integrativi e di conseguenza passavo le giornate a studiare: questo era diventato un modo per estraniarmi da quello che stava succedendo nel mondo. 

Purtroppo il quattro aprile mio padre venne ricoverato per alcuni problemi di salute che aveva e durante la sua permanenza in ospedale venne contagiato dal Covid-19, e questo peggiorò la sua situazione. Dopo quel giorno smisi di studiare e cominciai a passare le mie giornate al cellulare cercando in tutti modi di distrarmi. La situazione di mio padre mi fece concretizzare quello che stava succedendo intorno a me, mi fece riconoscere l’esistenza di questo virus e di conseguenza cosa comportava. A quel punto, motivata da tutto ciò, cominciai ad attenermi in modo sempre più rigido alle norme previste; queste erano ovviamente pesanti poiché contrastavano quelle che prima erano le mie abitudini. 

In quel periodo, inoltre, compresi quanto avessi bisogno di sfogarmi con la mia amica e non solo tramite cellulare, ma uscendo con lei, prendendo un gelato, abbracciandola e scherzando con lei. Incominciai a sentire il bisogno di uscire di casa per sentire l’aria fresca di fuori, per staccare la spina dalla mia solita e noiosa routine. Ma, anche quando ne avevo la possibilità le strade quasi deserte, le mascherine e i guanti erano come uno schiaffo in faccia, come se fossero lì a ricordarmi che per tornare alla normalità dovevo aspettare non so quanto e, soprattutto, non sapevo se quella normalità che desideravo avrebbe compreso la presenza di mio padre. Quest’ultimo pensiero mi fece spaventare di più, da una parte volevo che tutto finisse ma allo stesso tempo non volevo vedere come sarebbe stato dopo: sarebbe cambiato tutto? E se sì, sarebbe stato un cambiamento positivo o negativo? Sarei riuscita ad accettare quel cambiamento? 

La notte del tredici maggio mio padre morì e cinque giorni dopo finì il lockdown. La fine della quarantena comportò la riapertura di negozi e locali, ma non ero convinta che quella fosse la cosa giusta da fare. Certo, era stato un periodo pesante e stressante, e le persone avevano bisogno di svagarsi, tuttavia facendo ciò avrebbero creduto che tutto era finito e che non c’era più bisogno di preoccuparsi molto, cosa che non era vera: il fatto che i contagi stavano diminuendo e che i morti erano sempre di meno non implicava che si potesse tornare alla normalità di prima, anzi il contrario. A parer mio, infatti, si sarebbe dovuto continuare a seguire le norme in modo costante e tornare in modo graduale alla vecchia quotidianità; non tutti hanno agito così, difatti molti ragazzi andavano in discoteca senza uso di mascherine e senza i giusti distanziamenti, negando perfino l’esistenza del virus. Come conseguenza di questo comportamento i casi in Italia stanno aumentando e spero vivamente che le persone capiscano quanto è seria la situazione e inizino ad adottare un atteggiamento più responsabile.

In conclusione, sì, il COVID ha cambiato drasticamente la mia quotidianità, non solo per la morte di mio padre e le conseguenze ad essa collegate, ma anche perché mi ha fatto capire quanto io abbia bisogno del contatto con gli altri, anche se li ho sempre temuti. Grazie a questa esperienza negativa ho capito che la vita è fatta di cambiamenti, spesso questi non ci piacciono oppure si presentano quando meno ce lo aspettiamo o nei momenti meno opportuni, però sono proprio questi cambiamenti a farci maturare, a farci capire che è importante vivere il presente con le persone che ci circondano e non preoccuparci di cosa pensano gli altri: bisogna cogliere il momento perché non sappiamo cosa succederà il giorno dopo.

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