2020-21 

Time Out

Ma voi come rispondereste se vi chiedessi di descrivere l’anno 2020 solamente con una parola che lo  rappresenta?

Beh, a mio parere, questa sarebbe sicuramente “time out“. Dal 9 marzo 2020 (primo giorno di  quarantena, almeno per l’Italia), il tempo si è fermato per tutti, a partire dagli studenti di ogni regione,  classe ed età, fino alla maggior parte degli adulti, costretti a continuare il loro lavoro virtualmente,  con il cosiddetto smart working. Il tempo stesso però non si è mai fermato: al tic-tac delle lancette  dell’orologio che scorrevano, pensavamo a come avremmo potuto impiegare quelle ore se non ci fosse  stata la pandemia, e invece eravamo sempre più bloccati tra quelle quattro mura di casa. Ci siamo sentiti e ci stiamo continuando a sentire in contatto sempre di più attraverso un semplice schermo di  un cellulare, per cercare di colmare questo vuoto silenzioso, e non so a voi, ma a me tutto ciò spezza  terribilmente. Chi lo avrebbe mai detto che non avremmo più potuto abbracciarci per un lungo periodo  di tempo o non avremmo più potuto osservare tutti i volti delle persone che ci circondano, dal  momento che questi sono coperti dalla mascherina? Sapete, mi capitava spesso di osservare nel  dettaglio ogni movimento del viso della gente: esploravo ad esempio le rughe che spuntavano attorno  alla labbra per qualche risata. Adesso però non mi è più possibile. Ma forse qualcosa di positivo esiste.  Tutti inconsapevolmente, ci siamo abituati a porre molta più attenzione agli occhi, cerchiamo di  capire cosa ci vogliono dire le pupille, magari facciamo anche più caso alla curva delle sopracciglia  o al tipo di sguardo. 

Come avrete ben capito, sono una persona a cui piace molto pensare, riflettere, e se c’è una cosa che  mi sono sempre chiesta è: ma cosa abbiamo imparato esattamente da questo 2020?. È stato un anno duro, triste, difficile, virtuale, astratto. Però in compenso abbiamo capito quali sono  le persone che ci vogliono veramente bene; coloro che anche se non sono state accanto a noi di  presenza, non ci hanno mai lasciate sole, e non per noia, ma perché sentivano realmente la nostra  mancanza; quelle che aspettavano di poter finalmente uscire di casa anche solo per 5 minuti per  venirci a trovare, per andare dai nonni che sembravano abbandonati a loro stessi, per abbracciare il/la  proprio/a ragazzo/a.

Vorrei sottolineare gli avverbi “veramente” o “realmente“, perché sapete come  la penso? Ognuno di noi, durante quest’anno, si è mostrato e rivelato per quello che è. Chi in meglio  e chi in peggio naturalmente. Ci sono state persone che ci hanno abbandonato per sempre a causa del  virus, altre che invece si sono perse per strada e hanno seguito altri orizzonti. La domanda che più sorgeva spontanea quando rivedevamo qualcuno dopo tempo era esattamente  questa: ma come hai trascorso sta quarantena?. Ciò che ho potuto constatare è che ognuno di noi a  questa domanda rispondeva sempre in modo diverso e molto soggettivo: chi è ingrassato di qualche  chilo perché cucinava e mangiava quasi ogni minuto, e magari si infastidiva se non trovava più il  lievito o la farina al supermercato; chi viveva a momenti dentro le serie tv; chi scambiava il giorno  per la notte e la notte per il giorno perché “aveva un sonno troppo sballato”; chi indossava ormai solo pigiami; chi appena sveglio si dirigeva alla scrivania per iniziare le videolezioni; chi, non avendo più  impegni di vario tipo, si dedicava completamente alle proprie passioni, e chi invece doveva  arrangiarsi a fare qualcosa con ciò che era disponibile; chi non vedeva l’ora di portare a passeggio il  cane o buttare l’immondizia perché aveva bisogno di respirare aria diversa di quella di casa; chi si è  improvvisato parrucchiere o estetista; chi iniziava a ballare e a cantare sui balconi per distrarsi; chi  seguiva tutto il giorno i telegiornali, e anche se cambiava canale, l’argomento che si ritrovava ad  ascoltare era sempre “pandemia covid-19”. Per non parlare poi di tutte quelle persone disperate che  hanno perso il lavoro e non sapevano neanche se sarebbero riuscite ad arrivare a fine mese e quelle  che si sono ammalate, stando rinchiuse in casa o, se la situazione era ancora più grave, in ospedale. 

Che faremo non appena tutto questo sarà finito?
…questa è una domanda che ci poniamo tutti da 10  mesi a questa parte ormai. Ci sono troppe cose che vorremo fare, ma che per ora purtroppo ci  sembrano così lontane. Non concluderò dicendovi la solita frase “andrà tutto bene, e via dicendo” perché è una delle cavolate che la gente esclama e che magari porta pure sfortuna. Invece, con la  speranza che tutto torni come prima o meglio di prima, vi auguro di vivere ogni giorno in salute e  soprattutto accanto alle persone che amate di più al mondo. Perché è questa alla fine la cosa più  importante.

Giulia Cirrincione (4A)

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