2021-22 Magazine numero zero 

MEDUSA

Nacqui in una caverna vicino al Giardino delle Esperidi. Mia madre, Ceto, mise al mondo anche le mie due sorelle, Steno ed Euriale. Nelle loro vene scorreva l’icore dorato, il sangue degli immortali. 

“Destinate a vivere in eterno” : questo disse Ceto quando nacquero.

A me, invece, non venne riservato questo privilegio.

Gli uomini, salvo rare eccezioni, accettavano il fatto di essere mortali. Io, d’altro canto, ero una mortale tra gli immortali. I miei capelli diventeranno color cenere, le mie mani e il mio volto si raggrinziranno. Steno ed Euriale resteranno comode sui loro scranni mentre mi vedranno invecchiare.

Questo pensiero mi tormentava ogni giorno. 

Nonostante la mia mortalità, attirai l’attenzione di Poseidone, dio del mare. 

Si era invaghito della mia bellezza, pari a quella delle divinità. I miei capelli, soffici come la lana, erano una chioma nera e disciolta che mi arrivava ai gomiti. I lineamenti del mio volto erano delicati come quelli di Afrodite o di Pallade Atena. 

Poseidone mi condusse, una notte, nel tempio della dea della saggezza. Io, benché titubante, accettai. Ma quale fu la mia colpa dopotutto? Cosa mai avrei potuto fare? Rifiutare il dio del mare e rischiare la sua ira? 

Atena non tardò ad arrivare. 

Giunse con una folata di vento gelido che fece spegnere la flebile luce delle candele. Io mi voltai e notai sconsolata che Poseidone era sparito. 

La presenza della dea incombeva su di me come un grande masso sopra il petto. 

-Come osi profanare il mio tempio…- esordì lei. 

-Tu, Medusa, fin troppe volte sono stata paragonata a te. E adesso addirittura profani il mio tempio? – gridò. -Ora… basta.- e quell’ultima parola fu portatrice della mia più grande condanna. I miei capelli si rizzarono, io mi contorsi per minuti che mi parvero interminabili. Poi, la mia chioma nera lasciò il posto ad una miriade di serpenti orripilanti. -No! No… NO! – gridai al vuoto, Atena se n’era già andata. 

Perché io? Perché dovevo essere io a pagare il prezzo? Perché non Poseidone? 

Queste domande rimbombavano nella mia testa.

Quello che feci dopo è noto un po’ a tutti.  Ero accecata dalla rabbia, seminavo terrore e paura mutando in pietra chiunque osasse incrociare il mio sguardo. 

Per questo non mi stupii quando Perseo, figlio di Zeus, fu mandato ad uccidermi. 

Perseo riuscì nel suo intento e mi tagliò la testa, che portò in giro come premio negandomi la sepoltura. 

Perché a tutti è riservata una sepoltura a me no? Perché non posso raggiungere anche io la pace? Perché sono un mostro, è questa la risposta. 

Ma fermatevi un secondo a riflettere, quando leggerete delle mie malefatte. Cosa avrei dovuto fare, orripilante e mortale com’ero? Chiudermi nella mia caverna attendendo di scivolare per sempre fra le braccia di Morfeo? 

Anche se nata mortale, avevo trovato il mio modo di essere immortale. 

Elena Carzan

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