2021-22 Magazine numero 2 Senza categoria 

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Da autodidatta a bassista in  una Band: il percorso musicale del prof. Giuseppe Messina

La musica è da sempre parte di noi e cattura tutti, sia adulti che bambini. 

La maggior parte dei ragazzi trova nella musica un “luogo Magico”, un posto dove nascondersi, dove nascondere le proprie emozioni e dare il via ad un mondo “immaginario”. 

In genere molti giovani vi si rifugiano anche per “fuggire” in qualche modo dai problemi oppure dai momenti difficili e ,alla fine, riescono a trovare quella serenità che tanto desiderano.

 Essa ha anche un potere emotivo, infatti molte canzoni sembrano rappresentarci, riflettono  la nostra persona.

Abbiamo intervistato il prof. Giuseppe Messina, insegnante del liceo Francesco Scaduto, indirizzo scienze umane. Dall’intervista è emerso tutto il suo percorso musicale, dalle prime lezioni di chitarra da autodidatta alla formazione della sua attuale band PUZZLE

 Cosa è per lei la Musica?

“La musica è sicuramente una delle più alte espressioni artistiche, fin dall’antichità,a partire dal mondo dai Greci, che utilizzavano strumenti rudimentali e non conoscevano ancora un vero e proprio pentagramma.

 La vena musicale la ritroviamo, come vi dicevo, in Grecia. Quando studierete il teatro greco, vi accorgerete di come il coro avesse un’importanza particolare, perché cantava all’attore principale. 

La musica e i grandi musicisti credo che abbiamo l’enorme capacità di trasmettere i propri sentimenti attraverso i brani musicali. Oggi purtroppo esistono cantanti che di “musicale” hanno poco, nel senso che la musicalità dell’anima di cui parlo è difficile da riscontrare nelle canzoni che,tutti i giorni, ci vengono propinate alla radio. Certo, alcune sono gradevoli ma ,a mio giudizio,non hanno alcun significato, i testi sono volgari o esprimono una  violenza, che io sinceramente non condivido, non è questo il genere di musica che prediligo. Essenzialmente,per me, musica significa essere investiti da un ciclone di emozioni date dall’insieme delle note musicali prodotte dai diversi strumenti.” 

Cosa pensano i suoi studenti del fatto che lei suoni ?

Penso che mi considerino diverso rispetto agli altri, perché generalmente non sono molti  i docenti che suonano uno strumento, a meno che non  insegnino musica. 

Mi sarebbe piaciuto a dire il vero trovare altri docenti e creare una band all’interno di un liceo. Sarebbe fantastico, no? Immaginate i vostri professori che sono sul palco e anziché insegnare, suonano. È un insegnamento anche quello perché trasmette l’armonia che ci può essere in un gruppo di adulti, poiché suonare insieme implica collaborazione e sincronismo, quindi non è soltanto questione di amicizia. 

Sarebbe molto bello.

Come mai ha scelto proprio il basso e non la chitarra?

“Oggi io suono il basso, non più la chitarra. Ho imparato a suonarla fin da molto piccolo, avevo credo 6 anni quando avevo già la passione per questo strumento. Però, ai tempi non era così facile ottenere uno strumento. Nel mio paesello non c’erano negozi di strumenti musicali, Ho  dovuto aspettare fino all’età di 8 anni, per avere in regalo una chitarra acustica  grande più di me. Così iniziai, grazie a un amico che mi insegnò i primi rudimenti della chitarra. Ho provato anche altri strumenti: anche un organo a mantice, che è quello che si suona nelle chiese e ho provato a suonare persino strumenti a fiato, ho suonato un sassofono tenore. Poi però quando ho imbracciato il basso ho sentito la vibrazione che mi ha preso ed è diventato il mio strumento a tutti gli effetti.” 

Parliamo un po’ del suo gruppo?

“Il gruppo si chiama “Puzzle”, come i pezzi che si compongono, proprio perché siamo molto diversificati, sia per le diverse età sia per le tipologie di lavoro che ognuno di noi svolge. Abbiamo di tutto, dalla vocalist, al cardiologo, al pensionato, al meccanico al poliziotto… Il nostro gruppo si chiama “Puzzle Pink Floyd Tribute Band”, quindi nasciamo come un tributo ai Pink Floyd, facciamo soltanto ed esclusivamente la loro musica.”

In che cosa siete specializzati?

Quando è nato il gruppo,nei primi anni 80, suonavamo soprattutto musica italiana, anche perché lo scopo principale, all’inizio, era quello di guadagnare, per comprare qualche strumento nuovo. Ci siamo esibiti in feste,matrimoni,locali e abbiamo fatto molta gavetta.

 Alla fine la mia passione è sempre quella di un rock non esagerato, come Gianna Nannini o Vasco Rossi. Per quanto riguarda la musica straniera, ci sono tanti generi rock che mi piacciono, in particolare rimasi legato a un album dei Pink Floyd del lontano 1973, The Dark Side of the Moon; da quel momento rimasi affascinato dalla musica dei Pink Floyd perché è un rock progressivo molto particolare, non è una musica che piace facilmente a tutti. È particolare perché nasce in un periodo di trasformazione di usi,  di costumi, della vita stessa, della sessualità se vogliamo. È un tempo di ribellione, mi riferisco ai primi anni ‘70.

Le è capitato di suonare in classe?

“Si, ho suonato in classe, però con la chitarra, non con il basso. È successo quando ero un maestro e ho suonato con i bambini. Ero uno specialista di lingua inglese, per cui li coinvolgevo in canzoncine in cui io suonavo e loro cantavano. Mi è perciò capitato, ma non per diletto, per scopi appunto didattici.”

Ha mai partecipato a qualche concorso?

Concorsi no, perché la musica è per noi del gruppo soltanto passione. Non abbiamo mai aspirato ad andare in TV. Ci interessa soltanto suonare e avere il nostro pubblico che gradisce quel genere musicale. Non abbiamo mai avuto di queste ambizioni. 

Si è mai esibito da solista?

Da solista no. Generalmente suoniamo sul palco e anche fuori abbiamo avuto un buon riscontro. Il prossimo concerto è vicino, a giorni. 

Ha mai cantato?

“Si, ho cantato fino a quando ero nel vecchio gruppo. Mi piaceva cantare e avevo anche una discreta timbrica vocale; poi purtroppo ho dovuto sospendere a causa di seri problemi alle corde vocali. 

I suoi genitori come la presero quando hanno saputo della band?

“Questa è una bella domanda. Quando ero bambino, dalle nostre parti non c’era il conservatorio e l’unico modo per imparare la notazione musicale era andare dal maestro della banda musicale; però in quegli anni le bande musicali erano conosciute solo per accompagnare i defunti al cimitero.

 Quindi quando io pensai di andare a studiare un po’ di musica e quindi di imparare la notazione musicale, andai da un signore, un musicista eccezionale, che riusciva a scrivere opere per tanti strumenti. Era veramente bravo. Tra l’altro era il padre di due componenti di una band anni 70 chiamata “I Giganti”. Andai perciò da lui, ma, di nascosto. perché temevo qualche reazione da parte dei miei genitori. E così fu, perché appena mio padre scoprì che io anzichè fare i compiti me ne andavo là, si adirò moltissimo,mi vietò categoricamente di frequentare la banda musicale  e mi disse “Tu non hai da accompagnare defunti al cimitero, è meglio che ti dedichi allo studio, non alla musica”. Naturalmente,continuai a coltivare la mia grande passione. 

Giulia Catania,Myriam Cinà,Antonietta Sciara I B  

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