2021-22 Magazine numero 2 Senza categoria 

Ennio e la IVC

Quando la Storia del Cinema racconta il MITO

Immergendosi, finalmente, dopo un lungo periodo di pandemia, in una realtà differente da quella di una camera ed in quella che è il cinema, fin dai primi momenti il film trasporta verso un mondo altro, un mondo fatto di musica, di passione e di creatività. 

Ennio esordisce confidando che il suo sogno era quello di fare il medico, non il compositore; già dai primi minuti, dunque, è possibile avviare una profonda conversazione con noi stessi: chi siamo? Cosa vogliamo veramente? […]

Un altro tema affrontato è quello dell’esperienza sublime dell’amicizia. Un’amicizia straordinaria, animata da interessi comuni, che portò alla nascita del binomio Leone-Morricone. Un amico è colui che ti accompagna lungo il viaggio della vita, ti aiuta a rendere più solide le fondamenta della casa della tua anima, ti aiuta a fare chiarezza anche quando tutto sembra perduto, ti aiuta ad accettare il buio della notte invitandoti ad ammirare la bellezza della luna. 

L’arte, in fondo, non è un’esperienza solitaria, ma un momento di condivisione: è forse questo il segreto del successo di Morricone, la sua capacità di coltivare rapporti solidi e di farne la chiave delle sue opere. (Aurora Oliveri)

Il racconto della vita di Ennio diventa racconto della storia del cinema intero: storia del cinema e musica si intrecciano in un incastro perfetto ma quello che ci può colpire e che traspare è la semplicità e l’umiltà di quest’ uomo, genio della musica e del cinema (Aurelio Gentile).

Ennio ha vissuto quell’essere costretti a fare ciò di cui il padre viveva, sebbene lui avesse preferito fare il medico. Lui stesso disse: “Dovevo fare quello, perché con la tromba mio padre portava il pane a casa”. D’altra parte, se non ci fosse stato il padre a spronarlo oggi chi conoscerebbe Ennio Morricone? (Elena Ingenio)

Un documentario di cui forse non sapevamo di aver bisogno, ma che ci trasmette ed insegna tanto, non solo sulla vita del più grande compositore di musica cinematografica, ma anche su noi stessi, sui nostri obiettivi e sulle nostre passioni. Abbiamo conosciuto il suo sacrificio per mantenere la sua famiglia fin da bambino, la nascita della sua vocazione per la composizione, la sua forte autocritica, che sembra quasi incredibile per un uomo del suo calibro. Tutto questo pone Morricone in un piano parallelo al nostro, ci fa realizzare non solo la sua gloria ma anche la sua sofferenza, ci fa capire che noi non siamo abbastanza lontani dai nostri sogni. Infatti, Ennio veniva criticato, emarginato dal suo conservatorio perché non aveva una famiglia facoltosa, veniva sottovalutato e criticato perché aveva deciso, da compositore, di dedicarsi alla musica per cinema, ritenuta musica di poco conto. Eppure questo film ci dona un barlume di speranza per ricordarci sempre che conta davvero ben altro per essere dei grandi individui oltre che persone di successo (Valentina Napoli).

“Non sono mai stato un bravo giudice di me stesso. Tutto ciò che avete sentito era ciò che Maria aveva approvato” così Ennio, con semplicità, ha deciso di parlare di sé e delle sue opere. Ammettendo le sue fragilità di essere umano e il bisogno intrinseco di approvazione. Nei suoi occhi di uomo con una lunga vita alle spalle mi ricorda quanto non si smetta mai di essere solo dei granelli di sabbia in mezzo a una spiaggia di paure e insicurezze con le quali siamo stati forgiati dalla nascita. Come per natura, siamo inermi dinnanzi ai nostri pensieri. Le colonne sonore conosciute e amate da tutto il mondo, frutto del suo lavoro e della sua passione, non erano altro che commissioni ricevute e portate a termine, giudicate da chi meglio di lui sapeva leggervi del potenziale. Come sua moglie, Maria. Una donna sorridente e amabile, devota alla sua arte e al suo stesso amore. Un amore che giaceva nel cuore e nelle azioni anche di Ennio, che dall’alto del suo livello artistico aveva ancora paura di fallire, di non farcela, di deludere e ferire. […] Ennio guarda i ragazzi adolescenti in sala e ci dice qualcosa. Ci rassicura che a volte il Genio di cui parla Goldoni esiste, ma non sempre lo sentiamo parlare. A volte la passione scorre nel nostro sangue e interpretarlo e facile, come rispondere alla chiamata riguardo lo scopo della nostra vita. Ma altre volte non lo è. Cerchi di tendere l’orecchio alla tua anima, per sentire solo i battiti di un cuore che non sa esprimersi. E allora forse va bene affidarsi a qualcuno che ci conosce, più di quanto noi siamo in grado di concepire noi stessi. (Giulia Palmeri).

Mi ha insegnato che nonostante mille insicurezze e fallimenti non bisogna mai mollare e perseverare verso l’obiettivo (Daniele Rotolo).

Molto emozionante è la presenza di tutti i grandi artisti con cui ha collaborato: una testimonianza che, oltre ad essere un grande artista, era anche una splendida persona, pura e genuina (Matilde Sanfilippo).

La visione del film Ennio, con mia grande sorpresa, mi ha colpito più di quanto mi sarei aspettata. Poiché si trattava di un documentario, anche particolarmente lungo, pensavo che non mi avrebbe interessato. Invece la mia convinzione è stata smentita. Mi ha fatto riflettere molto (Giulia Speranza).

Il film Ennio rappresenta un perfetto connubio tra musica, cinema, immagini ed emozioni. Si tratta di un capolavoro frutto della genialità del grande regista bagherese Giuseppe Tornatore, che è stato capace di riassumere la vita del grande maestro Ennio Morricone, raccogliendo testimonianze di colleghi, artisti e cantanti, inserendo le più emblematiche colonne sonore da lui composte. […] La sua era una personalità introversa, ma, attraverso la musica è riuscito ad esplicitare l’abisso della sua interiorità. Ennio è stato un compositore che ha saputo dar voce ai nostri sentimenti, trasferendo su un pentagramma sospiri, aneliti, malinconie, rimpianti a cui noi stessi non siamo riusciti a dar voce. Egli, emarginato a lungo per aver ceduto ad un mondo considerato più commerciale e meno puro, alla stessa stregua di grandi musicisti quali Beethoven e Mozart, è destinato ad una fama secolare. Durante la visione del film commuoversi è inevitabile per la bellezza che avvolge e salva, che allevia e abbraccia, consentendo di riconnettersi con se stessi. Mentre si ascoltano capolavori immortali, si rimane sorpresi dalla voce rotta del Maestro, mentre racconta il tormento che sta dietro la scelta della giusta musica per ciascun film. In questo capolavoro del cinema italiano, Giuseppe Tornatore fornisce l’immagine di un uomo che – ancor prima di essere un’icona – è fatto di musica. Ennio, “dio della musica”, “precursore della trasversalità”, è stato colui che ha saputo trasporre i sentimenti umani in un foglio di pentagramma (Roberta Sucato).

Lo spettatore segue i drammi e i successi del musicista sentendosi coinvolto nel racconto del grande maestro che, con le lacrime agli occhi, racconta il suo percorso musicale e cinematografico. Insomma, è quasi impossibile seguire il documentario passivamente, poiché la moltitudine di emozioni che scaturiscono dalle parole non solo dello stesso Ennio ma di chi ha avuto l’onore e l’opportunità di conoscerlo, lavorarci insieme e stargli vicino, colpiscono lo spettatore dritto al cuore. […] A colpirmi particolarmente è stata la frase iniziale del grande Morricone: “Il mio sogno non era la musica”. Ecco penso che qualsiasi adolescente ascoltando questa frase si sia per un momento chiesto: “Ma il mio sogno esattamente quale dovrebbe essere? Assecondare i suggerimenti dei miei genitori o io, in cuor mio, ho davvero un sogno?”  Credo che la storia di Ennio possa essere d’insegnamento: Ennio avrebbe voluto fare medicina, è vero, eppure ascoltò il padre che lo indirizzò verso la strada musicale e così gli si spalancarono le porte del successo. Che il padre di Ennio abbia visto in lui già la scintilla musicale? Forse, e dico forse, i nostri genitori ci conoscono così bene che hanno già visto la nostra scintilla di successo prima di noi stessi (Giulia Verdicaro).

La IV C-Storia del cinema

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