«Casta diva, che inargenti / queste sacre antiche piante, / a noi volgi il bel sembiante / senza nube e senza vel». Ciascuno di noi avrà ascoltato almeno una volta nella propria vita quest’aria, probabilmente attraverso la voce inconfondibile ed inimitabile di Maria Callas, la Norma per eccellenza.

Questi versi, del librettista Felice Romani, per l’appunto, sono tratti dalla Norma di Vincenzo Bellini (1801-1835), un melodramma in due atti portato sulla scena per la prima volta alla Scala di Milano nel 1831.

Il 19 arile 2023 una delegazione di studenti del nostro istituto ha assistito alla rappresentazione della Norma al Teatro Massimo di Palermo. Con la regia di Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi, Desirée Rancatore nel ruolo di Norma, Matteo Falcier nel ruolo di Pollione e Adalgisa interpretata da Lilly Jørstad, lo spettacolo è stato favorevolmente accolto dalla critica: acclamati la scenografia ed i costumi, così come la gestione del coro; meno apprezzate le performance degli attori protagonisti, dai quali il pubblico si sarebbe aspettato maggiore trasporto, soprattutto nella cavatina.

L’opera racconta di una donna, una sacerdotessa gallica la quale, contravvenendo ai suoi voti, intrattiene una relazione con Pollione, soldato dell’esercito romano giunto in Gallia, dal quale ha due figli. I Galli ed Oroveso, capo dei druidi, nonché padre della protagonista, attendono il responso di Norma per quanto concerne l’attacco da sferrare all’esercito nemico, di cui Pollione stesso fa parte.  Il dramma scaturisce dal tradimento da parte di Pollione giacché egli, invaghitosi di Adalgisa, un’altra sacerdotessa, pianifica di fuggire con lei a Roma ed abbandonare Norma ed i figli.

Quando la protagonista scopre il tradimento dell’amante, viene assalita da una furia assassina, tale da farle perdere quasi ogni briciolo di raziocinio: «Dormono entrambi… non vedran la mano / che li percuote […] Muoiano, sì […] I figli uccido! […] Di Pollion son figli: / ecco il delitto. Essi per me son morti: / muoian per lui». Sembra quasi di assistere ad una replica della Medea di Euripide: Norma, anch’essa tradita “nel letto”, sta per compiere il delitto peggiore di cui una madre si possa macchiare. Nonostante ciò, Norma, pur essendo un personaggio tragico, si ravvede dall’annientare le creature che ha partorito e che con amore – e discrezione dagli occhi del padre Oroveso –, ha cresciuto. Questa è la prima scelta fondamentale compiuta dalla protagonista, alla quale ne seguiranno altre del tutto inaspettate.

Difatti, seppur non si macchi di matricidio, l’ira di Norma non si placa. La sacerdotessa acconsente che l’esercito gallico attacchi le legioni romane. Nel frattempo, giunge notizia che un soldato romano ha tentato di portare via con sé una sacerdotessa del tempio: si tratta di Adalgisa. Oroveso ordina che entrambi vengano arsi vivi: l’uno in quanto nemico, l’altra in quanto sacerdotessa spergiura. Tuttavia, Norma, sebbene stia ottenendo la sua vendetta sui due amanti, si dichiara colpevole di fronte al popolo e decide di morire al rogo al posto di Adalgisa, pur di non separarsi da Pollione.

Inaspettatamente, la morte di Norma e Pollione sancisce il vero inizio del loro amore. Il dramma si conclude con una commovente confessione della protagonista al padre, il quale, scoprendosi nonno, promette di prendersi cura dei nipoti, salutando per sempre la figlia, che lascia andare incontro al suo triste eppur felice destino.

Gli studenti hanno assistito alla rappresentazione della Norma aderendo ad un progetto scolastico di “Educazione all’ascolto-visione-fruizione dell’opera”, portato avanti, con impegno ed abnegazione dalla prof.ssa Di Genova.

Beatrice Brancato IV A

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