2020-21 

La Libertà e la Democrazia

Voglio accingermi, nonostante le fatiche e i tanti (ancora!) impegni scolastici del mese di maggio a scrivere e pubblicare per tutti i lettori di Hermes una serie di articoli, con cadenza settimanale, relativi ad argomenti e/o eventi accaduti recentemente.
Vorrei metaforicamente leggere, per quanti mi è possibile, alcuni eventi cult del periodo pandemico (e non solo!) utilizzando una prospettiva filosofica ed antropologica e fare dono, ad ogni fine articolo, di un suggerimento bibliografico ad uso personale.


Il tema del primo articolo, come si legge nel titolo dello stesso è: la Libertà e la Democrazia.
Libertà e democrazia, Democrazia e libertà… quante volte queste due parole le abbiamo sentite riecheggiare in pieno periodo emergenziale dove ancora il virus da Covid-19 non si conosceva bene e quanto, ancora oggi, sentiamo parlare della libertà e della democrazia come condizioni che ci sono state strappate, negate o addirittura annullate completamente e per sempre?
Parecchie, anzi, molte volte direi.

Quello che gli eventi recenti e meno recenti ci hanno lasciato come segno e, più di tutte la privazione di una libertà circoscritta e momentanea per ovvi e giusti motivi, ci fanno comprendere quanto la condizione umana, l’uomo in genere, non è ancora pronto a rispondere responsabilmente alle difficoltà, alle fatiche della vita. Privazioni e prevenzioni non “dittatoriali” (come qualcuno osava dire!), quindi, ma “precauzionali” per evitare, appunto, che il nostro caro virus si potesse diffondere più regolarmente e con facilità. Forse questo, per almeno una parte della popolazione, non è stato chiaro e continua purtroppo, ancora oggi, a non esserlo.

Volevo fare nostra, visto l’argomento e il tema proposto, una considerazione non molto recente ma attualizzabile del filosofo e pensatore italiano Norberto Bobbio, considerato il massimo teorico del diritto e della filosofia politica della seconda metà del Novecento. Intorno al 1950 soprattutto da parte marxista si puntava, come è noto, ad un rinnovamento totale del vocabolario politico, e in particolare a una ridefinizione della nozione di libertà. Nel 1952, rispondendo a una lettera di un amico archeologo comunista, Bobbio scriveva a tal proposito: “Vi sono tante cose che crollano e meritano di cadere per sempre. Ma permettimi di dirti che tra le cose che crollano quella che lascia il vuoto più grande e forse irreparabile è lo spirito di libertà” [Intervento presente nel volume Bobbio ad uso di amici e nemici, ed. Marsilio, 2007].


Quello che non dobbiamo perdere oggi più che mai, volendolo dire con le parole di Bobbio, è lo spirito, lo spirito di libertà, strumento necessario per arrivare a quella tanto attesa libertà piena e purtroppo, ad oggi, ancora limitata. Norberto Bobbio dedicò parte dei suoi studi e del suo pensiero intellettuale a comprendere quali potevano essere i sistemi utili a creare o ad elevare questa condizione così nobile e suggerì che essa doveva essere anzitutto allontanata dal concetto di libertà dei posteri perché diversa, superata e forse ormai cancellata.
Oggi, piuttosto che chiederci da chi o da chissà quale potere occulto ci è stata sottratta e privata la libertà, sarebbe umanamente doveroso chiedersi: abbiamo mai avuto un vero spirito di libertà? Siamo stati fin ora realmente liberi, anche quando il virus da Covid-19 non si era presentato?
Il famoso detto “la libertà è come l’aria, quando c’è non ce ne accorgiamo, quando non c’è soffochiamo” è probabilmente vero, quindi (almeno per un certo numero di persone e per qualche tempo!). Sempre lo stesso Bobbio, nel suo scritto su Democrazia e potere invisibile, sembra averne intravisto, però, un aspetto nuovo riconoscendo che “la debellatio del potere invisibile da parte di quello visibile non è avvenuta”, e individua in certe forme del governo contemporaneo una manifestazione di non-libertà di cui difficilmente ci accorgiamo. È proprio vero! Quando ce ne accorgiamo (sotto-governo, cripto-governo, servizi segreti, «secondo stato», arroganza dei potenti) ci indigniamo. Ma perché?
Altro studioso e pensatore che ha invece, questa volta, riflettuto sulla natura della democrazia e sulla facile infallibilità della stessa è il filosofo e studioso bulgaro Tzvetan Todorov che sottolinea quanto il sistema democratico non è caratterizzato dal dominio di un solo principio unico, ma dall’equilibrio tra diversi principi e, quando questo viene a mancare, si rischiano – come afferma lo stesso Todorov – a derive inquietanti [citazione presente nel volume Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini, di G. Zagrebelsky, ed. Laterza , 2019]. Il caso più evidente è quello dell’ultra-liberalismo, frutto di una esasperazione smisurata del giusto principio della libertà. La libertà, quindi, va giustamente limitata in alcuni casi particolari? A voi la risposta.

Il testo che vi suggerisco per questa settimana è: La costituzione spiegata a mia figlia del magistrato cassazionista Giangiulio Ambrosini, edito dalla casa editrice Einaudi.

“Le leggi non vegliano sulla verità delle opinioni ma sulla sicurezza
e l’integrità di ciascuno e dello Stato.”

– John Locke, da Lettera sulla tolleranza, 1689

*l’immagine utilizzata per questo articolo è tratta da un affresco del 1338-1339 di Ambrogio Lorenzetti, L’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo conservato nel palazzo pubblico di Siena.

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