2021-22 Magazine numero 2 Senza categoria 

I. Nota smarrita.

Ero disteso su una superficie vitrea al di sotto della quale scorreva un liquido rossastro: mi trovavo in un luogo sconosciuto.  

Quando aprii le pesanti palpebre mi ritrovai perso; sollevai il busto e ne approfittai per guardarmi intorno.  

Mi alzai in piedi e, mentre aggiustavo il mio abito elegante, lo sguardo scivolò sotto le mie scarpe e vidi la mia immagine riflessa. Iniziai a vagare. I miei passi sembravano lontani, rimbombavano come se mi trovassi in una stanza completamente spoglia. 

Ad un certo punto notai un pianoforte, ma non uno qualunque: era il mio. Lo riconobbi subito dopo averlo esaminato per bene e aver poggiato i miei polpastrelli sui numerosi tasti…una delle note, purtroppo, non era funzionante!  

Provai ancora una volta suonando casualmente qualche nota, poi trascinai il mio indice su tutta la fila ordinata. Il suono non si udì più di tanto: riecheggiava nell’aria una sinfonia cupa, quasi impercettibile. Alla vista di quello strumento mi tornarono in mente mille ricordi, ma continuai ad osservarlo con sguardo infelice, vuoto come quel misterioso luogo in cui mi trovavo.  

Poi vidi una maschera sul pavimento, ma ero sicuro che non vi fosse mai stata prima, continuai ad osservarla incuriosito e infine la raccolsi. Mi accorsi dell’espressione spaventosa incisa su di essa. Cosa significava tutto questo?  

Indossai l’accessorio e, dopo averlo poggiato sul mio viso, mi ritrovai in una sala popolata di gente mascherata: ognuno aveva un’aria triste, sconsolata, ma tutti non facevano altro che ridere sotto quelle maschere. Cercai di sfuggire, tuttavia qualcuno mi prese delicatamente il polso con una mano. Mi voltai allarmato e mi ritrovai davanti una donna mascherata che, senza aggiungere nemmeno una parola, mi condusse in una stanza dove le risate goffe erano lontane e, anche se diffidente, la lasciai fare. Subito mi prese dalla cravatta portandomi verso sé mentre si avvicinava ad un letto, togliendosi i vestiti adagio adagio e mostrando la pelle chiara. Il mio battito accelerò di scatto. Dopo poco mi mostrò i bellissimi seni e i fianchi perfetti: l’osservavo come un predatore desidera la sua amata preda. Ero sul punto di cedere alla tentazione quando, inaspettatamente, fece scivolare via la sua maschera. E ancora una volta la mia frequenza cardiaca aumentò drasticamente. Gettai delle grida spaventate, ma l’unica cosa che udii furono le risate incontrollate degli invitati che si facevano sempre più intense come i miei respiri affannati: quella donna non aveva un volto, aveva soltanto la forma del viso priva di occhi, sopracciglia, labbra e naso. Per la prima volta ebbi paura. Non sapevo come sfuggirle. Ad ogni battito di ciglia la vedevo accostarsi a me gattonando in modo provocatorio e, in preda al panico, l’unica cosa che mi venne in mente fu quella di strappare via la maschera e quell’incubo, come per magia, terminò immediatamente.

Veronica Nuccio  

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