Camminare insieme può essere un buon modo per dire “No” alla mafia? Procedere gli uni accanto agli altri può davvero cambiare le cose?

Venerdì 24 Febbraio 2023, in occasione del quarantesimo anniversario della prima marcia contro la mafia, svoltasi il 26 Febbraio 1983, studenti, docenti, sindaci, esponenti di sindacati ed associazioni, cittadini hanno camminato tutti insieme da Bagheria a Casteldaccia, percorrendo la cosiddetta “strada dei Valloni” – nota via di fuga di killer e latitanti mafiosi. Perché? Perché a distanza di quarant’anni ci siamo trovati, ancora una volta, a marciare per dire “NO” alla mafia, alla droga ed alla guerra?

Foto di Samuele Pio Pecoraro

La generazione alla quale appartengo non ha conosciuto la mafia stragista dei morti ammazzati in piazza, della gente fatta esplodere con il tritolo, degli innocenti sciolti nell’acido. Però ci è stata raccontata: dai nostri genitori, dai nostri insegnanti, da chiunque ci abbia voluto portare una testimonianza. Siamo sempre stati esortati, io ed i miei coetanei – a scuola, nei momenti di educazione alla legalità – a non piegarci all’omertà, alla paura, all’indifferenza soprattutto. Perché, come diceva Peppino Impastato: «La mafia uccide, il silenzio pure».

Eppure, negli ultimi anni, si è come diffuso un pensiero comune secondo il quale il fenomeno mafioso sia ormai stato debellato, o comunque parzialmente sconfitto, sia diventato un problema di secondaria importanza. È solo cambiata la formula: i mandanti di omicidi di quarant’anni fa si sono trasformati nei moderni imprenditori di oggi. «Imprenditori del turismo, dell’eolico, dei traffici finanziari internazionali» non ha mancato di dire Vito Lo Monaco (presidente emerito del Centro Studi Pio La Torre e tra gli ideatori della marcia del 1983). Non ci saranno più fatti incresciosi per i quali troviamo scritte nei giornali espressioni come “lupara bianca” o “triangolo della morte”, ma siamo ancora chiamati a fronteggiare il fenomeno del racket, della droga, dei lavori alle infrastrutture iniziati e mai portati a termine.

Foto di Fabiana Gandolfo

Oggi dunque, come quarant’anni fa, camminiamo insieme, mettendoci la faccia, per esprimere il nostro dissenso su quanto accade nel nostro Paese e nel mondo.

Io non so dirvi il numero di persone presenti quel 24 Febbraio, qualcuno ha stimato cinque, sei mila persone. Io posso dirvi che eravamo in tanti, tantissimi. Sorridevamo. Sorridevamo proprio per il fatto di esserci… come hanno detto in molti prima di me «senza partecipazione non ci può essere democrazia». E quale atto più democratico se non quello di scendere in piazza, marciare e far sentire la propria voce?

Per questo dunque si marcia, si cammina insieme, perché un’azione semplice, come quella della deambulazione, è già segno di adesione a determinati valori, quali «libertà, uguaglianza, fratellanza», quindi partecipazione attiva alla democrazia.

Beatrice Brancato IV A

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *