Recensione del film “L’ombra di Caravaggio”

“Ma tu sai chi era realmente Caravaggio?”

“Boh, un pittore vissuto nel ‘500, credo…”

Beh, sì. Ma prima di tutto, Caravaggio è stato un uomo come tutti noi. A descrivere nei minimi particolari il suo lato cosiddetto “umano”, violento e irrequieto, è il film “L’ombra di Caravaggio”, del regista italiano Michele Placido, approdato nelle sale cinematografiche nel 2022, riguardante la sua vita prima e dopo essere divenuto il genio dell’arte che tutti conosciamo. 

“Mi hanno ordinato di pentirmi, ma io non so di che pentirmi”. E’ questa una delle frasi più importanti del film, che ne rivela, inoltre, l’argomento principale. La vicenda è narrata dal punto di vista di un misterioso avvocato, detto “L’ombra”. Egli è colui che, incaricato dalla chiesa, avrà il compito di indagare e approfondire il caso del pittore italiano, accusato di omicidio colposo e perciò continuamente in fuga dai suoi nemici. Durante tutto il film, si vedranno moltissimi personaggi che hanno contribuito in maniera significativa alla vita di Caravaggio, tra cui mendicanti, prostitute o più semplicemente gente del popolo. In effetti, è proprio questo uno dei messaggi che la pellicola vuole lanciare: Caravaggio rappresenta esclusivamente il vero, “il dolore dell’umanità […], i miserabili ”. Nelle sue opere rende i popolani protagonisti delle sue opere, come, ad esempio, nel quadro “Morte della Vergine” dove, come viene ben descritto nel film, a posare come modella per la Vergine è appunto il cadavere di una prostituta morta in un lago (probabilmente incinta).

Questi personaggi verranno spesso interrogati dalla cosiddetta “Ombra”, sempre più intenta a scoprire dettagli sulla vita di Michelangelo Merisi. A poco a poco, vengono fuori vizi, virtù e retroscena sconvolgenti della vita del pittore originario di Milano. Questi, arrivato a Napoli, si ritrova faccia a faccia con il personaggio “ombra”, il quale gli fa una proposta: Caravaggio potrà avere salva la vita in cambio della totale rinuncia alla sua arte. L’artista, tuttavia, si rifiuta dicendo: “La mia vita è la pittura e, se me la togliete, mi togliete la vita”. Alla fine si farà consegnare nelle mani del fratello dell’ucciso e andrà incontro a una morte brutale.  

Degno di nota è il gioco tra luci e ombre presente nel film, tipico anche della tecnica pittorica di Caravaggio: così viene rappresentato al meglio l’anima tormentata del famoso artista. 

“L’ombra di Caravaggio” è stato senza dubbio un film formativo, che ci ha permesso di approfondire il cosiddetto “lato nascosto”, ovvero la vita privata del pittore italiano: sicuramente è stato uno dei film maggiormente apprezzati dagli studenti, poiché lo spettatore non si innamora tanto del film stesso, bensì della magnificenza delle opere del pittore.

Noemi Roccaforte 4A, Caterina Buttitta e Giulia Catania 2B  

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