Ciao Giulia, non è facile mettere da parte indignazione e rammarico per scrivere queste parole, per agire, per darti quella voce che ti è stata strappata via troppo presto dal tuo carnefice e da questa società che, oggi più che mai, ha fallito.

Vorrei tanto poter dire che nel sentire la notizia della tua scomparsa ciò che ho provato è stata speranza, ma purtroppo si trattava solo di rassegnazione. Rassegnazione perché ormai sappiamo come vanno a finire le storie come la tua, sappiamo cosa succede quando una ragazza si allontana misteriosamente da casa. Giulia, io vorrei farti una promessa: non sarai “una delle tante”, non sarai solo un nome all’interno di un immenso elenco, ma la tua storia sarà la scintilla da cui partiremo per bruciare tutto.

Il problema è che ad ucciderti non è stato un mostro, non è stato un malato, ma il loro caro “bravo ragazzo”, uguale ad altri milioni di bravi ragazzi, figli di una società patriarcale che sin dalla nascita gli fa il dono di un privilegio non poco importante: quello della scelta. Perché ogni uomo, consapevole o meno, compie quotidianamente la scelta di continuare ad alimentare la tradizione maschilista che gli concede di vivere tranquillo, di andare a letto sereno la notte, perché tanto “non è un problema mio”, “non sono come loro”, “non tutti gli uomini sono così”.

Proprio dall’uomo deve partire il cambiamento più importante: rimproverate l’amico che fischia alla ragazza per strada, fermate il ragazzo che condivide senza consenso le foto intime della sua ragazza nelle chat, fate notare l’errore che sta nel limitare la libertà altrui e, soprattutto, educatevi.

Perché che farsene delle vostre panchine rosse, che scoloriranno al sole? che importa dei vostri tacchi rossi? sono inutili il rossetto sulle guance e le belle frasi come “le donne non si toccano neanche con un fiore” se non avviene prima un cambiamento radicale nella nostra società. 

Giulia poteva essere una di noi, una nostra amica, una nostra familiare. Giulia era una nostra sorella. E allora scendiamo in piazza, manifestiamo, usiamo la nostra voce per farci sentire, usiamo la nostra voce per cambiare le cose, così da poter compiere il primo passo verso la rottura della gabbia che minaccia la libertà di ognuno di noi.

A te, Giulia, chiedo scusa a nome di tutti noi perché non abbiamo saputo prevenire ciò che sapevamo sarebbe accaduto, perché non ti abbiamo permesso di vivere la tua vita spensierata in un mondo sano, perché semplicemente non siamo stati abbastanza.

Letizia Alamia

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