Quest’anno abbiamo avuto il piacere di essere presenti al “Festival delle Letterature Migranti”. A differenza degli anni precedenti si è dato spazio alle voci dei migranti della seconda generazione. 

Il Festival delle Letterature Migranti, utilizzando il tramite delle letterature, non tratta soltanto di viaggi per il mondo, ma attraversa  diverse identità e aspetti culturali. 

Il testo presentato “Baba” di MAALEL ha carattere autobiografico. La descrizione parte dal momento prima della nascita, per evidenziare che in certi contesti, ancora prima di venire al mondo, l’identità sembra segnata. 

Ahmed nasce in una famiglia in cui le lingue e le ricette sono differenti, così come si mischiano il pugliese e il tunisino nelle discussioni tra genitori e figli. La sua è una famiglia che nasconde ombre: suo padre spesso si comporta in modo violento ma, nonostante ciò, alterna momenti di amore e tenerezza alla violenza. Quando, ormai adulto, Ahmed lo raggiunge in ospedale, avvia con lui un dialogo, in cui ricorda la propria vita turbolenta, dai viaggi in Tunisia al trauma della circoncisione, dal privilegio di essere il figlio più amato alla scoperta sofferta della propria omosessualità. 

Baba è una storia non scontata sulla multiculturalità, l’identità e i legami. Una lunga confessione a un padre a cui non ci si è potuti mostrare fino in fondo per quello che si è. 

Attraverso la presentazione dell’autore, ci è venuto spontaneo pensare alla lettera di Giacomo Leopardi scritta, dopo il suo tentativo di fuga da casa, al padre Monaldo, in cui si evince il doloroso conflitto generazionale, conflitto che permane anche per la nostra generazione. 

La seconda parte dell’intervista è quella che ci ha colpito di più, poiché abbiamo avuto un confronto diretto con l’autore. 

Durante il corso della sua vita, ha notato un cambiamento nella modalità e nello stile delle domande poste dai suoi compagni: alle medie veniva “bullizzato” tremendamente per via delle sue origini tunisine. Alle superiori, invece, quando portava del tipico cibo tunisino durante la ricreazione, gli veniva chiesto innocentemente cosa fosse e se potessero essere invitati a cena da lui. 

A fine intervista formale, durante una pausa, abbiamo dialogato con lo scrittore privatamente, ponendo domande più personali o legate al suo quotidiano.

“Ha mai provato a fondere la cucina tunisina con quella italiana?”

Lui, sorridendo, ci ha raccontato che da piccolo preparava del riso per couscous con sugo di pomodoro al forno per sua madre. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *