La musica, nel corso degli anni, è cambiata notevolmente, come anche le canzoni che raggiungono le vette della tendenza grazie ai nostri ascolti. Se si confrontano le canzoni italiane di una volta è possibile notare un netto dislivello e una grande differenza, sia nello stile, che nei testi o gli effetti usati.

Nella società moderna l’intonazione e la purezza della timbrica vocale passano spesso in secondo piano e si apprezza solo una voce metallica. L’uso dell’autotune sta spopolando e proprio per questo è giusto chiederci: quali saranno le conseguenze di questo fenomeno? La voce, grazie alla copertura creata dall’autotune, sta diventando sempre più robotica e lontana dalla realtà: non si percepiscono le sue peculiarità.

Continuando in questa direzione, prima o poi, la società approderà ad un futuro dove, al posto degli esseri umani, canteranno i robot. Forse non ci crederete, ma è ciò che sta già accadendo: in Corea esistono dei gruppi composti da robot, mentre in America sta spopolando una canzone dei Beatles creata con l’intelligenza artificiale. Se la nostra società continuerà a privilegiare questo nuovo modo di “cantare”, i sentimenti che l’individuo prova quando canta e che vengono trasmessi attraverso la voce, svaniranno sempre di più.

Molti giustificano i nuovi artisti definendoli dei “poeti dotati di una grande capacità di scrittura”; tuttavia, i testi delle loro canzoni, trattano tematiche banali e poco educative, spesso anche attraverso l’utilizzo di un linguaggio scurrile. Si tratta di canzoni ascoltate non solo da adolescenti ma anche da ragazzini di dodici e tredici anni che vengono facilmente influenzati dai messaggi che questi “artisti” lanciano. I testi in questione incitano spesso alla violenza, alimentano la cultura patriarcale e del possesso, facendo credere che sia del tutto normale trattare la donna come un oggetto o fare a botte per risolvere un problema. Generalmente si tende a sdrammatizzare: quante volte, durante una conversazione su questo tema, vi è capitato di sentir dire: “E fattela una risata”? 

Ecco, a volte, è proprio questa superficialità che non ci permette di vedere l’impatto effettivo che canzoni di questo genere hanno sulla società e, soprattutto, sui soggetti più deboli e più giovani, la cui mente e il cui pensiero sono più facili da plasmare.  

Nonostante ciò, ad oggi, le nuove generazioni prediligono questo tipo di musica ma, la verità, è che non può nemmeno essere definita tale. La vera musica, la vera poesia possiamo ritrovarla in canzoni come “L’isola che non c’è” di Edoardo Bennato il quale scrive:

Son d’accordo con voi, non esiste una terra, dove non ci son santi né eroi, e se non ci son ladri se non c’è mai la guerra, forse è proprio l’isola che non c’è”.

Con queste parole Bennato tratta temi di estrema importanza trasformandoli in poesia: questo significa saper scrivere una canzone. 

In generale nella società attuale stiamo vivendo un vero e proprio degrado culturale. Infatti prendendo come esempio l’arte, ritengo che molte opere tendono ad essere banali, questo perché la società di oggi forse non cerca qualcosa di bello o di toccante ma qualcosa di ridicolo e senza senso.

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